Un oscuro viaggiare(15-16)

15)
Dallo spiraglio della porta del bagno giungevano i vapori con il rumore dello scroscio dell’acqua nella doccia. Andò incontro alla nube, perdendosi, per poi riemergere con la ragazza in braccio, dea gocciolante di rubini. Si baciarono. La depose in ginocchio sul letto. Lei lo aiutò a liberarsi degli abiti. Intorno le tende avevano preso fuoco. Infine nudi si rigirarono avvinghiati.
La penetrò, spogliandola di gemiti e ansando. Poi sorse lei, come un nuovo giorno: bella e maestosa, ancora con i capelli che piangevano lacrime limpide che, sulla pelle, assumevano riflessi d’ambra. Si diede a cavalcarlo. Le mani di lui risalivano, assetate di velluto: dal ventre al petto, al seno, alla bocca, agli occhi. Occhi che lo sprofondavano, che lo attiravano in una caduta senza fine.
All’improvviso, da dietro i fianchi della ragazza, comparvero gli artigli della vampira: scorrendo come lame sulla pelle morbida e delicata del ventre, tracciarono scie di rossore vivo. Indugiando, a tratti, arrivarono al seno, massaggiandolo e contendendolo alle mani di lui. Lo incidevano con sapienza. Con le unghia affilate titillava i capezzoli, strappando fremiti di piacere e dolore. Fulminea,affondò i canini alla gola della vittima, provocando spasmi, facendole accellerare il ritmo, fino a giungere al parossismo di un’esplosione che mandò in frantumi l’universo della stanza: finalmente la sua caduta si arrestò e lui si ritrovò esausto. Le vampe avevano ridotto in tizzoni fumanti il mobilio della stanza, ed il letto su cui gli amanti, immersi nella rugiada degli umori notturni, rimiravano il giganteggiare degli dei, per viali coronati d’agave e fiori vermigli di melograno. Era la Salamandra Reale dalla testa coronata, assisa al trono dell’immenso deserto, a sospingere tempeste di sabbia nella bruna coltre dei monti di cenere: la cerimonia per il distacco dei livelli temporali aveva avuto inizio; al momento opportuno, quando lo avesse richiesto la vampira, ad essa la Salamandra avrebbe obbedito, facendo sì che ricongiungesse ciò che era stato separato. E che ora s’allontanava. Loro ripresero a salire, arrivarono fino al trono e lì sacrificarono ancora alla passione: ora lui stava possedendo la vampira. Figura lattescente e sinuosa, che pareva sgusciare dalle sue mani, dalla pelle che gli scottava le dita. A tratti sparendosotto le onde soffici dei capelli della ragazza che s’agitava, lasciva e famelica: seguiva con baci e con lingua diabolica i contorni dei seni piccoli, delle costole, fin sotto le ascelle, le spalle, il collo… Era come se fosse lei, la vampira ,a risucchiare tutto il mondo nelle sue cavità, per poi restituirlo in un orgasmo lento ed infinito, tanto da proseguire anche quando persino le travi annerirono.
Silenziosa come era venuta, la vampira scivolò giù dal letto. La vide rivestirsi ed uscire dalla stanza. Lui rimase disperso nel burrone della stanza del trono, accanto alla Salamandra Reale,a migliaia e migliaia di chilometri da lì. In quell’isola in cui gli era apparsa per la prima volta: funerea e terribile, di poche parole e dai movimenti ubriacanti. Era venuta fuori dalle spalle del curandero, mentre loro si stavano scolando una bottiglia di tequila. Il vecchio gli stava raccontando che lei era stata una persona importante, che prima lavorava al Districto Federal,a Ciudad de Mexico. Ma poi era caduta in disgrazia. E che l’avevano mandata a Merida, nello Yukatan, per disfarsene: tra i maya e le paludi, avrebbe fatto di sicuro meno danni, dovevano aver pensato, riferiva il curandero.
“Parli troppo, vecchio!”L’aveva interrotto lei. Poi aveva guardato lui, oggetto indecifrabile, in modo intenso. Lui sostenne impassibile lo sguardo. “Sei selvaggio e indomito, da quale universo arrivi, non mi è facile coglierlo… In ogni caso ora sei mio, mi appartieni e verrai con me: ho un lavoro da svolgere a nord.”Lui stava pensando quanto fosse stanco, quanto poca importanza riuscivano ad avere le cose del mondo per lui: era come se fosse già morto e lontano da quel pianeta, da quella dimensione temporale. Cercò di dirglielo, ma si limitò ad un silenzio ostinato. Lei si era appartata col curandero, parlando per alcuni minuti. Meglio, lei aveva fatto qualche domanda, ed il vecchio aveva risposto in modo prolisso. Poi, prima di congedarsi, gli aveva detto che sarebbe passata a prenderlo dopo due giorni e di sera tardi. Gli aveva gettato sul tavolo una pistola e dei proiettili. Doveva recuperare la prontezza delle braccia e delle mani.

16)
Un leggero scricchiolio del letto lo ridestò. Aperti gli occhi, vide la ragazza al suo fianco rannicchiata. Forse era passato solo un istante. La vampira era in piedi, accanto all’abat jour spento:”Venite, presto!”Aveva sibilato. Anche la ragazza si era svegliata. Si rivestirono in fretta e la seguirono. Li condusse fino ad una porta che dava sul retro del motel. Uscirono, quasi calpestando i cadaveri di due uomini. Appena girato l’angolo che dava sul parcheggio, ne trovarono altri due che giacevano riversi col viso rivolto al cielo e l’espressione di chi non si è visto morire. Notò allora che l’unghia della vampira gocciolava ancora sangue. Le gocce, cadendo, stavano dando vita ad un bubbone che si stava sviluppando incontrollabile. Lei si rivolse alla ragazza. Le stampò un bacio sulle labbra. Era tutta tremante e ciò parve placarla.”Non temere Roxìo,non corri alcun pericolo.La strada è tranquilla, tornatene a casa. Al resto penseremo noi.”Le aveva detto. Mentre quella mostruosità cresceva, fino ad assumere le fattezze di lui: una belva color del sangue. Intanto che lei accompagnava Roxìo con lo sguardo, mentre si perdeva nell’oscurità, la bestia si era lanciata spietata e selvaggia.

Il colonnello Hurtado non riusciva a darsi ragione di quel silenzio. Eppure era stato avvisato di uno scontro a fuoco in atto nel Barrio Perdido. Era arrivato con i suoi soldados per assistere allo spettacolo, ma lì pareva che la tempesta fosse già passata da un pezzo.

Vicino all’ingresso del motel c’erano due pick up ed una land rover. Appostati con le armi spianate c’erano quattro uomini che guardavano le finestre del motel. La belva, silenziosa di rabbia e fulminea, ne uccise tre, lasciando il quarto, tramortito, alla vampira che lo seguiva. Preso un mitragliatore ai caduti, aveva controllato il caricatore. Si avvicinò alla reception. Cominciava a ricordare. Nel momento che stava per entrare, scoppiò, all’interno del patio, una violenta sparatoria. Un sicario, che teneva sotto tiro il portiere, si distrasse. Ne approfitò per sfondargli il cranio. Fece cenno al custode di sparire. Era tornato l’assassino di un tempo. Ora le ferite erano solo cicatrici tra tante. E non appena vide tornare di corsa e imprecando, quelli che erano andati ad attaccare la loro stanza, li falciò con raffiche micidiali. Come un tempo, scivolò tra le piante nel patio, alla ricerca di superstiti. Era ancora quello di sempre: l’esperto, il torturatore, il macellaio. Finì con un colpo alla nuca due feriti: era di nuovo il tenente William Reyes. Solo che le sue vittime non erano più guerriglieri, campesinos o indios maya, ma gang di narcos sanguinarie non meno di lui. Qualcosa pareva non andare più per il suo verso.

Il colonnello aveva fatto di tutto per giungere in tempo. Era stato un fulmine. Ma lì c’era un silenzio inquietante. E l’unico testimone ancora in vita, un cliente del motel, era in piena crisi isterica.Tanto che aveva dovuto riempirlo di schiaffi. Continuava ad urlare di non ucciderlo, che aveva famiglia. Gridava di inseguirli, che stavano fuggendo gli assassini, che li vedeva mentre richiudevano un uomo nel portabagagli e, tranquillamente, se ne stavano andando. Il colonnello, stanco, aveva fatto cenno al sergente Orellana di metterlo a dormire. Sembrava che la battaglia fosse cessata da ore, se non da giorni. I cadaveri erano già in via di decomposizione. Ed un numero incredibile di mosche ronzavano: cosa assai strana per quell’ora. Aveva la sensazione che tutto si fosse svolto un secolo prima.

Ad un tratto si girò di scatto, pronto a scaricare gli ultimi colpi, ritrovandosi con l’unghia della vampira a pungergli la carotide:”Andiamo”disse lei gelida. La seguì:”Abbiamo finito?”Un volto si era fatto largo nella confusione mentale.”Non ancora.”Era tranquillo, però: il viso era quello di una donna che doveva chiamarsi Norma:”Ma io adesso ricordo…”Stava illuminando a giorno la notte color del sangue.”Ricordi anche che adesso mi appartieni?”chiese lei. Allo stesso tempo, aveva cominciato a procurargli un dolore lancinante tutta quella luce vermiglia:”Sì,ma ancora per poco.”Si sentiva disarmato dal sorriso rimosso che insisteva nella memoria.”Meglio così, vuol dire che il tempo è con noi.”La vampira aveva rinchiuso il prigioniero nel cofano. E lui aveva gettato via il mitra:”E’ questo pozzo che butta sangue senza che riesca a richiuderlo, il tempo”disse lui, aprendo il bagagliaio. Il prigioniero si era ripreso e stava scalciando.”E’ vita per noi”aveva concluso lei.”Dovessimo sterminare anche tutti i bandidos a sud del Rio Bravo? Non mi sono mai chiesto quanto sangue fosse necessario a fare giustizia.”Gli assestò una botta in testa e lasciò andare il coperchio.”Non lo faremo”.Lui salì al posto di guida:”Allora non finirà mai questo massacro di donne.”Lei prese posto accanto:”Questo è impossibile, perchè troppi maschi non sanno fare di meglio, ma ci basterà ucciderne alcuni per rallentare, se non fermare la strage.”Ed iniziò a ripulirsi delle macchie di sangue con la stessa cura di una gatta nel lisciarsi il pelo.”Sai già chi?”Lui avviò il motore, partendo.”Don Angel sarà il primo, poi ci sarebbero altri due papaveri dell’esercito…”Lei intanto era passata alle guancie, con pazienza, umettava, sfregava, facendole sparire.”E dopo?Ci daranno la caccia tutti: narcos, federales, militari…”Uscirono dal parcheggio in direzione del deserto.”Saremo granelli di sabbia in una clessidra grande come il mondo, col diritto di scegliere quando cadere e dove, per l’appuntamento con quei signori.”Disse lei, prima di abbandonarsi allo scorrere di ombre lungo la strada.

Hurtado aveva esitato ancora un minuto prima di impartire ordini precisi. Poi, pensando che doveva far prima che giungesse la polizia, aveva dato disposizione di ripulire il tutto e far sparire i cadaveri. Si era lisciato un paio di volte i baffetti, prima di accendersi una sigaretta ed accomodarsi sul retro della sua vettura: in ogni caso, Vargas poteva considerarsi contento dell’opera del virus. Anche se in lui cresceva una sensazione di inquietudine, quasi di angoscia. Rivolgendosi all’attendente, gli disse che potevano andare. Qualcosa gli diceva che non sarebbe stata una giornata tranquilla.

segue…

26 Gennaio 2012  woodenship

24 pensieri su “Un oscuro viaggiare(15-16)”

      1. Meraviglia di sicuro! Per Ohhhhh … vedremo … o_O Qui il caldo è un po’ meno intenso, dalla notte scorsa c’è un po’ d’aria … però un bacio refrigerante va sempre bene … baciotti anche a te … tanti … ❤ ❤ ❤

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  1. Commento cumulativo di questa e della precedente parte. Ho dovuto leggerle di seguito. La parte 13 l’ho trovata un pò più confondente (per me, chiaramente) perché sei saltato dalla scena del crimine alla cantina, in un modo che ho apprezzato, ma dopo averlo letto due volte.
    La 14 carica a pallettoni l’attesa che viene ben ripagata in questi penultimi. La fine me la voglio godere in santa pace. Anche se come stanno andando le cose, di pace ce n’è poca e di santità ancora meno 😉

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    1. Un brindisi alla tua costanza ed eroismo, mio carissimo amico. Sì, perchè soltanto così posso appellarti, dopo una prova di così ardente coraggio: in pochi sono stati così ardimentosi da arrivare fino a questo punto, sfidando le asperità del linguaggio e della mia narrazione… Te ne sono profondissimamente grato… Ed allo stesso tempo non vedo l’ora di sapere cosa ne penserari, una volta giunto alla fine…

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      1. Un vero piacere calarmi in atmosfere a me care e aumentate dalla tua esperienza di vita in quei luoghi. Quasi un altro viaggio. Poi ti confesso che se sto scrivendo il racconto è stato anche grazie al leggerti. Quindi Brindisi anche alla tua, mio caro!

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      2. Compadre, sono alla terza parte e non ti vedo tra gli stemmi dei blogger che hanno dimostrato benevolenza o commentato. Ne deduco – come il migliore Ispettore Clouseau – che ti sei fatto sfuggire questa “perla del Mare dei Cariabi”. Insomma, sta qui:
        https://redbavon.wordpress.com/2016/09/01/batmancito-anabasis/

        Nel caso lo avessi già letto, autodistruggi questo commento con le mie più umile scuse.
        Buona giornata!

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      3. Ahi compadre, quieres decirme che estoy demasiado retrasado con la narracion tuya?…Puedo decirte che no soy culpable: Debbono essermi sfuggiti a causa del poco tempo a mia disposizione per seguire le attività degli amici. Comunque rimedio al volo…

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  2. Maledizione! Io ‘sto spagnolo devo impararlo. Mi piace troppo il suono…In queste parole ci potrebbe essere scritto di andare a quel paese che ho altro da fare che leggere il tuo insulso racconto e io ti avrei appioppato lo stesso la stelletta di apprezzamento come ora mi accingo a fare!

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    1. Parlano il castigliano in Messico, ovvero lo spagnolo più simile all’italiano e che ho trovato quasi naturale parlarlo.Anche se, a scriverlo, è altra musica. Adesso, a distanza di così tanto tempo,ho dimenticato parecchie cose. Capita quando si impara soltanto a parlarlo, ma non a scriverlo. E, soprattutto, non lo si pratica più…
      Grazie infinite per la stelletta, nonostante si tratti di un racconto”insulso”…..
      Un sorrisone …

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