Delirio attorno all’altare(colpo di coda a vuoto)

Domenica mattina, a poco dalla sommossa: il Vice Don aveva già fatto colazione. Stava leggendo il giornale, quando entrò il Don come un ciclone. Fu una visita lampo che lo lasciò derelitto sulla poltrona sua preferita. Il Vice, che era alto magro e giovane, un bel giovane, rimase con le gambe sparse, braccia penzoloni, capo reclinato, occhi gonfi di lacrime ed un fazzoletto bianco, a pendere dalla mano aristocratica: segno di una resa invincibile. Rassettatosi la tonaca e ripreso un po’ di colore, pensò di rifugiarsi in confessionale. Santuzzi, il chierichetto, lo vide e, appressandosi pronto, si inginocchiò per la confessione. Santuzzi iniziò a parlare della Fede, dell’universo. Il Vice pareva più interessato ad una mosca sul suo breviario. Santuzzi, a corto di argomenti, tacque. Era solo un ragazzino: ave e pater potevano bastare. Lo congedò. E, pensieroso, tornò alla sua mosca. Sotto le navate, tra i banchi e tra i fedeli, l’atmosfera incupiva nell’attesa del Don e della sua ultima messa. Fuori c’era un sole splendente, quello che rende, il tempo della vendemmia, come il più bello dell’anno: alla vista delle stradine, degli acciottolati in discesa, adorni di frutti di stagione messi ad essicare. In sagrestia, mentre i chierichetti indossavano tonache e cotte, qualcuno si meravigliò che, il Vice, non ci fosse a benedire i suoi favoriti: i due cugini Fettuzzi, nipoti di tre arzille vecchiette, ricche quanto basta e tirchie a sufficienza, ma pie donne, comunque. Pistacchini, primo in tutto, pure nelle orecchie a sventola, disse che c’era stata zuffa e che, il Don, sarebbe andato in ritiro spirituale, forse a Ginevra. Denturi, l’estatico, pensava alla ragazzina che, per 150 lire, gli aveva mostrato il paradiso. Silenzioso, si aggiunse Santuzzi. Subito seguito dal Don che, preparandosi, distribuì schiaffi distratti. Indi, pronti in processione, diede un vigoroso scappellotto a Denturi, facendo risuonare la campanella in mano a questi. E partirono. Il Don si era preparato un sermone che era una bomba ,l’ideale per un’ultima messa polemica. Quando il Don, terminata l’eucarestia, fu sul pulpito, con i chierichetti alle spalle, i ragazzini si rilassarono, chi dietro al tavolo di marmo, chi ai lati: cercando di ammazzare la noia del momento con più foga del solito. Fettuzzi1 cominciò a suonare l’incensiere, manco fosse un charleston e a mimare George Harrison alle prese con la sua chitarra; Fettuzzi2 si dedicò alle ostie ed al vin santo, facendole sparire in quantità industriale. Denturi, colpito da stupidite acuta, con singhiozzo del coniglio annesso, mimò atti sessuali ed espressioni da furbetto. Pistacchini sogghignò, tutto rosso, fino alle sventole con i canini da vampiro in mostra. Santuzzi, lo sprovveduto, ad un singhiozzo orgasmico del Denturi, si lasciò sfuggire uno sghignazzo subito represso, ma sufficiente da smorzare l’effetto bomba della frase chiave del Don. L’imbarazzo si fece così evidente tra i fedeli, da mettere in secondo piano il sermone del rimprovero: per il modo così lasso con cui i bravi cittadini cedevano alla contestazione ed al materialismo. Rientrati in sagrestia, il Don passò in rassegna i piccoli traditori. Poi, rivolto a Santuzzi, gli promise che, alla prossima, l’avrebbe cacciato fuori a pedate. Ma, come ebbe a raccontarmi lo stesso Santuzzi, questi si sentiva già lontano, non solo da quella, ma da tutte le chiese.

woodenship  26/03/2011

14 pensieri su “Delirio attorno all’altare(colpo di coda a vuoto)”

  1. ……non tutti i chierichetti hanno “l’aureola in testa e il giglio in mano”……talvolta si lasciano
    andare a un certo “lato oscuro” che vibra impetuoso in loro…..
    Buona serata, silviatico e un abbraccio,silvia

    Piace a 2 people

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