Sei, siete…

Siete nel verso d’un gabbiano

che dalla costa voli fino a me;

nelle foglie d’ulivo mi siete

che la corrente blanda

a pelo d’acqua culla,

incantandomi coll’essermi voi

terra promessa: ci penserete

mi penserete alata, fremente

donandomi tremiti sulla coffa

che mi danzate intorno riflesso

d’un sole auspicato lucore

Come si fa che vorrei darti del”tu”

ed invece mi ritrovo a darti del”voi”?

Sprofondato nell’abisso, romantico

distacco, costretto ad impormelo

mi vedo quel “tu” non sentito

ch’è notte di plenilunio e sapere vorrei

cosa vorrebbe sentirsi dire da me

che già truccioli di plancton

carboni sfavillanti sull’oceano

sdrucciolante lumescenza, non le dicano

fino a lei volando, luna in cielo rossa

rugata di nubi narcisa.

Forse, anche tu querula, vorresti

estorcermi quelle due parole due

messe in croce e portate a spalla

per mille vite: via crucis sempiterno

pur di non pronunciarle

se non nel segreto d’una lacrima

per quanto arrotato a dura ammissione

di una resa inammissibile per bocca

che sappia d’acqua salata

dell’annegare d’ogni giorno

Ma tu non sei la luna, vero?

Anzi d’un gabbiano mi sei nel verso

che dalla costa voli fino a me:

nelle foglie d’ulivo mi sei

l’argento novello librante su mare

a pelle incanto d’essermi tu

terra promessa. Ci penserai

mi penserai, con ali sfarfallante

clamore intorno, riflesso

d’un faro agognato nitore.Sei, siete…

 

17 Giugno 2017 woodenship

 

 

137 pensieri su “Sei, siete…”

  1. …e sapere vorrei

    cosa vorrebbe sentirsi dire da me : https://youtu.be/dCGTd9KylHw

    Senza alcuna estorsione, ti è scappata un’ entusiasmante e sofferta ammissione…
    Di più vorrei dirvi.. ma per pudore tacerò: al centro di un blog, sotto la luce di un sole artificiale…. non mi è possibile…sarebbe come rendere pubblica una conversazione privata.

    Combatto contro la vostra sciabola, mi divincolo per evitare i colpi della vs pistola…ci penserò, e tu ci penserai?

    …Ci penserai

    mi penserai, con ali sfarfallante

    clamore intorno, riflesso

    d’un faro agognato nitore.Sei, siete…

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    1. Ci penseremo, si credo proprio che ci penseremo: vi ci vedo a cercare di sfuggire al filo della mia lama. Vi ci vedo a chinarvi per evitare le mie pallottole. Vi ci vedo raccattare le lenzuola per gettarmele addosso. Vi ci vedo che mi assestate stoccate con i cuscini, ricoprendomi di piume persino nelle narici… Io, tra uno sternuto e l’altro, non posso che accerchiarvi con le braccia e piegarvi contro il tavolo, per farvici salire e dare inizio alla passeggiata sull’abisso…….
      Ah come mi emozionate, come sapete leggere di tra le righe, come sapete essermi musa… come sapete giocare a basket con il mio cuore…

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      1. “Ah, volete le guerra? E guerra sia, per mille sirene!”- esclamò ostentando la tracotanza di un’irriducibile guerriera istigatrice. Con fare sinuoso e minaccioso al contempo, gli danzò intorno un paio di volte, accarezzandogli le braccia e sussurrandogli paroline misteriose che avevano il potere di mandarlo in visibilio.
        “Madame, se fate così ….finirò per arrendermi!” – ciancicò inebetito il valente Capitano Wood.
        ” Eh….no! Non mi piacciono le facili rese, ormai dovreste conoscermi abbastanza. Suvvia! Innalzate la vs sciabola e tornate a combattere! La pistola però…preferisco confiscarvela in via preventiva: non sia mai che una vs pallottola mi colpisca proprio al centro del cuore! Come disse un certo Lancillotto: ” Ho un solo cuore da perdere!” . Sfilatagli l’arma dalla fondina, con una sveltezza che avrebbe fatto invidia anche al più incallito pistolero, gliela puntò all’altezza del bacino.
        Un sorrisetto malizioso e trionfatore le illuminava quel faccino da bimba dispettosa che gli piaceva tanto. “E’ davvero un bel gioco, scimmietta! Ma la banana non si tocca!” – replicò visibilmente divertito.
        ” Ah, no? Flambè è deliziosa!” – affermò lei, anelando ardentemente.
        “Madame, vi prego…non fate così…non fare così…. mi arrendo, mi arrendo! Vi assicuro che è già flambè, perché infierire oltremodo? Su, su vieni qui scimmietta, la tavola è imbandita…banana a volontà!”
        Accerchiandola con le braccia, dopo averla disarmata con il suo irresistibile sorriso da marinaio malandrino, le stampò un bacio a schiocco sulla bocca, la prese in braccio e la stese sul tavolo.
        “No dai, qualcuno potrebbe vederci dal palazzo di fronte!”
        “E noi ci esibiremo in un numero acrobatico da far invidia au Cirque du soleil!”
        “Noooo, scemo! Ti manca, di certo, più di un venerdì!”
        ” Sì, mi manca il Lunedì….ah, eccolo qui, sul tuo pancino…e il martedì…disteso sul tuo braccino…il mercoledì sulle tue splendide dune…il giovedì su questa bocca di rosa…il sabato …voltati e fammi vedere..oh…che Febbre da sabato sera! E poi la domenica…che giorno di festa!”
        ” Capitano, se fate così…dovrò porre fine alla ns battaglia…”
        ( segue bacio mozzafiato con vorticoso slinguettamento felino da parte di entrambi)
        ” Sii! Finalmente! Facciamo pace, infatti, mia adorata! Ecco, ti cedo pure la sciabola…tutto tutto…se anche tu lo vuoi…se mi vuoi.” – esultò Wood passando con estrema abilità dal tono ludico a quello romantico.
        ” Oh, Wood!,.Sei, siete…. l’emozione che vacilla in questa lacrima dolce
        Sei, siete …più delle parole che mi raggiungono nel vento..
        (bacio passionale)
        Sei quel “tu” con il quale ridere e giocare
        E quel “voi” che mi piacerebbe amare..
        Sei l’orecchio che ascolta la mia eco di gabbiano..
        Siete il poeta che mi eleva a musa
        Che mi domanda se sono Luna…
        Sei sconosciuto
        Eppure ti conosco
        Siete romantico
        E ben trattate l’amore
        Sei sinfonia di eros e poesia
        Siete quel “voi” che m’incatena
        alla ringhiera della coffa
        Sei dei sensi soave prigionia
        Dei pensieri conforto e liberazione
        Siete più di quanto potessi immaginare
        Non vi chiederò di pronunciare quelle due parole
        Non le metterei né in croce né sulle spalle…
        Tu vivimi come puoi ,se ciò ti aiuta a vivere
        Portami con te nell’azzurro del tuo mare
        Io di te avrò cura nei segreti pensieri
        Lascerò la costa per farmi verso di gabbiano…
        ….perché Amore soffi nelle vele quando la nostalCinzia ti riporterà da me”

        ” Oh Madame…. grazie, siete fantastica però ora tacete per mille balene! Vado a calare il sipario e torno!”
        Il Capitano Wood, ganzo e galvanizzato come un gallo cedrone nel rituale amoroso, raggiunse la finestra,La testa è coronata da un diadema con 25 ipotetiche gemme (sono in realtà spazi cavi in cui si aprono le finestre) e sette raggi, che rappresentano i sette mari e i sette continenti a cui la luce di questi principi vuole arrivare. abbassò la tapparella e tirò la tenda.
        “Ecco fatto mia regina, contenta?”
        Si voltò e con gran stupore la vide ergersi sul tavolo avvolta nel lenzuolo bianco, a mo’ di toga. Il braccio sinistro piegato verso il bel corpo sosteneva una tavola sulla quale si leggeva chiaramente : LE AVVENTURE DEL CAPITANO WOOD NEL MARE DEL MADAMESCAR
        Il braccio destro, nudo, sosteneva una fiaccola accesa, a testimonianza che libertà e giustizia non sono tali se non sono per tutti.
        Lo guardava con un’espressione dolce e concentrata, con la testa coronata da un diadema con venticinque gemme e sette raggi. Il povero Wood rimase stordito ed incantato da quella solenne visione.
        ” Ma..ma Sei….” – balbettò
        ” Siete, di grazia: la vs Statua Della LiberCinzià.”

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      2. Tanto accadde che, all’alba, il vascello non era conquistato. Nemmeno i tuoni ed i fulmini rubati dal cassetto di Giove, prima che si trasformasse in cavallo ed insidiasse la ninfetta di turno, bastarono a porre fine al corpo a corpo in corso sui ponti e nelle stive dell’affascinante Madame. Ad ogni fendente di sciabola, lei rispondeva con carezze di mattarello, provvedendo a stendere la pelata dell’intrepido capitano, meglio che fosse pasta per ravioli di zucca. Ad un dato momento, uno dei contendenti innalzava un vessillo bianco per parlamentare e decidere una tregua. Si addiveniva alla tregua. Si raccoglievano gli stracci, si rimetteva a posto il mobilio. Poi, però, forse scaldati dal troppo vinello scaturito dalle punzecchiature alla botte di Brunello di montalcino, entrambi si ritrovavano sulla crocetta dell’albero di maestro a fare i gabbieri che danzano nel vuoto. Ad un certo punto, il capitano sembrò avere la meglio: g’à l’aveva presa con una mossa repentina per i capelli, tenendola con un piede nel vuoto sulla vasca da bagno. Con l’altra si era dedicato a insaponarle la schiena, provando ad insinuare le dita pure tra le gambe della notte. Ma, presto, si era ritrovato disperso nel suo boschetto: quello al confine tra una gamba e l’altra. Cominciò a piovere a dirotto una pioggia dorata che rese scivoloso il legname dei pennoni. Ed entrambi persero la presa, finendo a volare tra uno stormo di gabbiani. Questi, infastiditi per l’invadenza dei due contendenti, si diedero a bombardarli con rara ferocia e determinazione. Tanto che, subito entrambi dovettero ricorre ad un salutare bagno marino. Non prima di avere fatto scappare, dal il puzzo che emanavano, pure le beate foche monache… Si, non lo sapeste, mia adorata Madame: dalle parti, proprio ad uno sputo dal Madamescar, ci si sono trasferite delle colonie di foche Monache. Vi hanno eretto monasteri e conventi, in cui predicano la focosità dei caratteri e la focalità nelle intenzioni: ergo, predicano l’amore libero e senza confini. Ma torniamo ai due amanti maledetti, così definiti da una frotta di pellicani di passaggio per quel braccio di mare: li chiamarono così, perchè rimasero alquanto frustrati dalla combattività di loro contendenti. Una combattività che aveva fatto scappare in altre sedi pure i famosi pesci angelo. Cosa che aveva costretto i pellicani a dover fare tre volte il giro del mondo, per pèotere riacchiappare i pesci di cui erano ghiotti assai… Ma dov’eravamo rimasti?… Ah, ecco: woodenship in ginocchio cercava di aggiustare la fibbietta del sandalo di Madame, mentr’essa scendeva dalla conchiglia che l’aveva sbarcata, Venere, sull’isola in cui lui era stato confinato. Il capitano affascinato ed estasiato per la magnificenza, anche del lato B di MadaFata, non riusciva nell’opera. La fanciulla cominciava ad innervosirsi. Così colse una folaga di passaggio e la pestò sulla cocuzza del capitano che, finalmente si decise a farla sua: acceso un fuocherello, si dedicò a cucinare allo spiedo la folaga. Mentre entrambi i due amanti si dedicavano al duello che più confaceva loro: amarsi mentre giocavano a scopa d’assipigliatutto. E non importa che fosse sempre lei a pigliare tutto: woodenship riusciva sempre a tirar fuori qualcosa di nuovo, energeticamente rigenerante. Tanto che il sole si stancò e decise di starsene per un bel po’ dietro all’orizzonte, lasciando i nostri due eroi alle prese con i loro corpi, il loro amore, ma anche le loro peripezie in campo alimentare e salutistico.
        Sì, è vero lei lo guardava con l’espressione del pasticcio di petali di rose, quando viene posto proprio in cima alla torta. Ma è anche vero che, assaggiandola, lui si disse: molto meglio che la pupaccena. Così si dedicò a sbaciucchiarla e succhiarla: stordito ed incantato da quel sapore esotico e dall’effetto afrodisiaco che gliene veniva.
        Ad un punto, prima di venire… sopraCinziaffatto, lanciò un urlo: il mio vascello in divieto da ben tre giorni sul lungo mare, in ztl!!!!!!!!

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      3. Dopo aver pagato una multa pari al valore di un intero container d’acciughe sotto sale, il Capitano tornò al vascello per cercare un po’ di conforto tra le dolci braccia di Madame.
        “Basta! Salpiamo subito! Lasciamo questo porto di sanguisughe e marioli!”
        “Togliete le ancoreeeee… ” – ordinò con foga e autorevolezza all’equipaggio.
        “Dove andiamo?” – gli domandò
        ” Dove vorresti andare, mia Regina del Madamescar, mia piccola Venere con ali di farfalla incastonata nella più preziosa goccia d’ambra….”
        “Finiscilaaaaa….. di prendermi in giro! ” – Gli gridò , compromettendo, forse irrimediabilmente, l’udito dell’orecchio destro.
        Sebbene rintronato dall’acuto che ancora gli echeggiava nel cervello, ebbe ancora la forza di domandarle nuovamente : ” “Dai, dove vorresti andare, mia piccola peste con l’ugola così potente da mandare in frantumi un’intera cristalliera?”
        Scoppiarono a ridere e nel giro di un istante si ritrovarono ancora più avvinghiati e felici.
        ” Dove vuoi…. è la prima volta che m’imbarco….mi fido di te…hai capito? Mi fido neh!”
        ” E fate benissimo, mia intrigante madamin sabauda d’adozione….” – rispose il Capitano baciandole la mano….e il braccio….e la spalla…e…e..e..e……
        ( LA VOCE NARRANTE E’ PREGATA DI NON ACCELERARE I TEMPI E GLI EVENTI, GRAZIE. Firmato: LA PICCOLA SCRITTRICE.) Ok…Ok….

        ” Davvero? E’ la prima volta? Mai, mai prima?”- domandò Wood incuriosito e sorpreso.
        ” Il traghetto per attraversare lo Stretto di Messina…quattro volte in tutto..”
        E non ho mai neanche preso un aereo!”
        ” Cosa? Ma…..”
        ” Non mi guardare come se fossi una marziana, neh! Il Madamescar è un un mondo a parte, lo sai…lontano dall’inciviltà di un certo turismo, dall’arrivismo, dal mito del danaro e del successo a tutti i costi… è un paradiso abitato da creature uniche, talvolta bizzarre lo riconosco…un paradiso sì….talvolta una prigione… è difficile da raggiungere… ma è ugualmente difficile andarsene..”
        Calò un silenzio intenso e, sebbene muti, continuarono a parlarsi con una grande tenerezza velata di malinconia. Così era: una farfalla di cartone che entrava ed usciva dalle pagine sgualcite di un libro complicato. Egli lo sapeva e per questo, forse, si sentiva ancora più attratto . La notte era ormai calata con il suo sipario trapuntato di stelle quando Woondership prese il largo sospinta da un caldo e buon vento di fine giugno. Seduto sul ponte di coperta, con la schiena e la testa di Madame poggiate sul petto, e non solo, Wood disse: ” Comunque, non ti guardavo come se fossi una marziana. Al massimo come un succoso pomodino San..marziano! ”
        ( Risate a crepapelle…pelle su pelle…con lei tra le …)
        Il proverbiale e incontrollabile umorismo del Capitano la faceva, letteralmente, impazzire e, fisicamente, esaltare. Ah, ma anche Madame era dotata di una vivace ironia e gli rispose prontamente con il suo consueto stile giocoso e provocatorio.
        ” Ah, Ah, Ah….. bella battuta Capitano dei miei fianchi! Ebbene sì, è la prima volta che prendo una nave, ma soprattutto sarà l’unica in compagnia di GAMBA DI LEGNO! ”
        Wood la guardava dilettato , riuscendo a stento a trattenersi dal ridere e dal desiderio impetuoso di baciarla, ma non fece entrambe le cose per non dargliela vinta, non subito almeno: voleva farla bonariamente soffrire prima di premiarla con le risate fragorose e i baci appassionati.
        ” Ah, Madame! Avete colpito nel segno, come spesso vi accade….perché io per primo ve lo concedo….” – disse con tono pacato, ridendo sotto il baffi.
        ” Ed io ve ne sarò grata per tutta la vita, la vs nobiltà e bontà d’animo sono per me fonte di grande conforto e ammirazione….mio Gobbetto di Notre Madame! ” – recitò lei, ostentando un talento da attrice dotata.

        Lui la stinse a sé con il cuore e le mutande gonfie di stupore…..dietro una tendina di stelle…se la s…..!

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      4. Mutatis mutandis, ovvero smutandato dai biechi vigili che gli avevano risucchiato fino all’ultima acciuga, il nostro comandante,trasformato in mendicante, si accinse a mendicare un bacio dalle labbra della sua MadaCinzia Ma quella, più riottosa e gommosa di una bambola gonfiabile, mostrò la sua espressione più imperturbabile che avesse mai avuto. Allora lui la sgonfiò, riponendola nella sua custodia. Uscì dalla cabina e salì sul ponte di comando. L’aria era decisamente frizzantina. I gabbiani come al solito si divertivano a scagazzare per tutto il ponte. Il mozzo, scioperato, dormiva con il mocio in mano. Il mare del Madascamer rumoreggiava come al solito, reclamando la sua razione di raggi solari quotidiani. Non gli restò che salire sull’albero maestro, spostare le vele e fare il solletico alle nuvole. Queste iniziarono a sganasciarsi per le risate, quindi lasciando spazio ai raggi solari che, ben presto, cominciarono a piovere sulla superficie liscia e vellutata della pelle di Madamescar: mare più affascinante mai navigato dal capitano e la sua bettola galleggiante.
        Una volta espletate queste formalità. Badò bene di mettere un’aringa nel parchimetro su via Po. Chiuse a chiave la cambusa. E scese sul marciapiede, non prima di avere allungato un calcione al mozzo per svegliarlo e ricordargli di pulire il ponte per il suo ritorno.
        In strada camminò parecchio, fino a quando non trovò il supermercato nel quale lavorava MadaCinzia. Faceva la cassiera in quel negozio sempre affollato di gente di mare e di fiume, con delle incursioni saltuarie pure di cetacei e pterodattili. Entrò come sempre. Si aggirò per gli scaffali, cercando qualcosa da comprare. Alla fine trovò ancora un’altra bambola gonfiabile molto somigliante a Madame. La tirò su, come le altre ultime ottocento volte. E si avvicinò alla cassa, preceduto da una famigliola di pinguini che aveva fatto incetta di scatolette di salmone e insalata di tonno in scatola. Aspettò il suo turno. Intanto immaginava di dirle:”Madame, guardate come mi avete ridotto: voi non mi degnate d’uno sguardo ed io sono costretto a raccattarvi per accattarvi e, accattivandomi la vs attenzione, accantono meriti per quando mi spalancherete le braccia e non solo.Avrebbe potuto sembrare un ricatto. Lo sapeva. Ma cosa avrebbe potuto farci? Lei era sfuggente più che un’anguilla, più che un evasore fiscale totalmente sconosciuto al fisco. Arrivò il suo momento e rimase in silenzio. Lei parve nemmeno vederlo, da sotto la coltre soffice di capelli corvini che gli impedivano di scorgere i suoi occhi. Pagò in silenzio e si avviò mesto all’uscita. Decise che l’avrebbe abbordata alla fine del suo orario. Magari le avrebbe offerto un cordiale, o anche un caffè oppure se stesso , in salamoia contornato d’aringhe del Madamescar,
        Nell’attesa entrò in una birreria di fronte al super. Lì ordinò una spremuta di cozze e si pose in osservazione.
        Il tempo passò, passo pure lei. Lui la vide passare su una linea parallela. E si sa che le rette parallele non s’incontrano mai, se non all’infinito. Però lui ci provò lo stesso a raggiungerla. Solo che, più aumentava l’andatura, più Madame sembrava irraggiungibile. Allora lui emise il fischio di richiamo per il suo rottame. Questo arrivò a vele spiegate, salì a bordo, notando che il mozzo aveva fatto del suo meglio. Solo che adesso erano gli albatros a sfogarsi sulla tolda. Lasciò perdere, dedicandosi alle manovre per abbordare il suo amore. Quando finalmente credette di avere infranto la regola matematica e di averla finalmente raggiunta, si svegliò di colpo: Madame gli stava sorridendo, dicendogli che gli ricordava un vecchio tram milanese, “el gamb de legn”. Woodenship chiamò il suo secondo. Madame smise il sorriso ed indossò il cappello da secondo. Portò la mano alla visiera e disse”Comandi!”
        Lui:” S’inginocchi!”
        Lei:”Non sta nel contratto!”
        Lui:”S’inginocchi!”
        Lei:”Protesto!”
        Lui:”Bene, allora la metto ai ferri!”Prese dei ferri da calza con un paio di matasse di lana colorata e gliele gettò tra le braccia.”Mi mandi il nostromo!”
        Lei si disfece rapidamente di lana e ferri, con pure il cappello. Ed indosso il berretto di lana con una barba finta:”Eccomi capitano!”
        Lui:”Metta ai ferri il secondo.”
        Il nostromo:”Ai suoi ordini comandante!”disse rimettendo il cappello da secondo e mettendosi le manette. Woodenship le strappò la barba, baciandola appassionatamente: “Adesso sei in mio potere, dolcezza mia!” esclamò trionfante. Il caso volle che, in quel momento, si accorgesse della foca vigile che stava controllando il parchimetro. E che, dopo avere mangiato l’aringa da lui messa a pagamento di cinque ore, stesse già scrivendo la contravvenzione, perchè era scaduto il pagamento. Come una furia, si precipitò nella stiva, rovesciò un barile e ne trasse un paio di aringhe ancora. In un lampo fu dalla vigilessa e le ficco in bocca le due aringhe, mettendone un’altra nel parchimetro. Soddisfatto se ne tornò alla sua MadaCinzia sfuggente cassiera e sovversiva comandante in seconda.
        “Per cominciare non sono il suo gobbetto di Notre Dame de Paris!”disse con veemenza, mentre le tirava indietro la testa, tenendola per i capelli… E lì accadde ancora l’imprevisto: un iceberg aveva violato la forza di gravità e pure le acque territoriali di Torino. Si era informato su cosa fosse “El gamb de legn”. Ed ora presentava il conto, stazionando minaccioso sul Po. Ed impedendo al veliero del capitano di decollare come si conviene per una imbarcazione fantasma…

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      5. Nell’attesa …. mi permetto di sottoporre alla vs illustrissima attenzione queste riflessioni che ho trovato comdivisibili ed estremamente interessanti…amerei tanto conoscere la vs opinione in merito…mio precettore adorato….

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      6. Come non condividerle anche a mia volta? Trovo che siano miele queste considerazioni: espressione di un reale e profondo desiderio di narrare. Perchè, in definitiva, un racconto nasce da lì, dall’esigenza di raccontare, di mettere in comune, di costruire delle storie che raccontino anche le cose più semplici e banali, ma con quell’occhio capace di rilevare le pur minime inflessioni d’un movimento vitale: che anima lo scrittore e i personaggi e addirittura l’ambiente in cui ci si ritrova ad agire…
        Precettore non sono, mia dolce MadaCinzia, al massimo potrei essere allievo o corrispondente di un’affascinante fanciulla scrittrice ammagante….

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      7. Questa nostra empatia a volte mi disorienta…piacevolmente….
        Non sei precettore? Nemmeno io parrucchiera o cassiera …e fanciulla eheheh….

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      8. Ma tu sei il mio personaggio preferito, il personaggio che può incarnare tutte le eroine dei racconti di cento vite… No, non sono precettore perchè non ho nulla da insegnare e molto da imparare: quindi ti nomino, sedutastante: parrucchiera, cassiera, suora, soldatessa, generalessa, dottoressa, dentista e pure avvocatessa… Oltre a tutte quelle altre figure necessarie a disegnare storie d’amore passionali a noi congeniali… Dunque anche fanciulla…

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      9. Perchè non starci sopra al lampione? E pure alla panchina? potremmo creare un bosco di lampioni con panchine e poi giocarci a nascondino: voi contate ed io vi conto la storia di una contatrice di amplessi passerotteschi per passe-rotte che si sono rotte a star sempre sulla stessa rotta…

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      10. Si sa: sopra la panca la Cinzia canta…sotto la panca la Cinzia crepa….sul lampione…sui tetti come i gatti…sul vascello fantasma..tra le braccia di un uomo fatto solo di parole…che i fatti però..non disdegna.

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      11. Non capisco lo slogan”fatti e non parole”… Forse che per fatti si intenda sconvolti di chissà quale droga, oppure fatti di sale? Anche perchè sono convinto che le parole possano essere più fattive dei fatti: lasciatevene accarezzare, lasciatevene scivolare giù per il collo ad esplorare lo spazio tra un seno e l’altro, è il segno grafico che esplica le dita nell’atto dello scivolare nel sonno e poi nel sogno…

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  2. Oh,Nooooo…… ERRATA CORRIGE :La testa è coronata da un diadema con 25 ipotetiche gemme (sono in realtà spazi cavi in cui si aprono le finestre) e sette raggi, che rappresentano i sette mari e i sette continenti a cui la luce di questi principi vuole arrivare…. TRATTASI DI APPUNTI RIMASTI IN MEMORIA, RICERCHE PER MEGLIO DESCRIVERE LA STATUA IN QUESTIONE…CHE DISDETTA! LA FRETTA, la fretta di chi deve andare a lavorare e che invece vorrebbe starsene a casetta a scrivere. Bacio

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    1. La fretta decide le frittate: rigirandole, alle volte la fretta, ce le rigira sul coppino, sempre la fretta che non è frittura, ma nemmeno freddura, bensì la fretta di Madame Siren: ma quanto l’adoro pur se brillante di fretta! Se me lo concede, vorrei averla in omelette, più che in frittata. Una omelette tutta da leccare e con i baffi………

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      1. Vice Zeus, prego: lui deve essere in giro a caccia di ninfette. A me ha lasciato detto di offrirti omeCinzialette, non appena avresti raggiunto la cima del monte Olimpo, appena sopra la mole Antonelliana…

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      2. Illustrissimo Vice, Sua “Secondità” in persona, affascinante Ufficiale Gentil…dio… oramai Zeus è solo il nome di molti esemplari di razza canina …a volte essere un dio minore è un vantaggio: chi si accontenta gode….e voi godeteeee….vi le mie omelette!

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      3. Ohhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!Uhmmmmmmmm!!!!!!
        Le vs omelette sul mio palato sono carezze vellutate dilette: e che non mi dicano delle sottilette. Chè io le gusto con le pinzette al posto giusto le vs omelette. E mi ci ficco pure in mezzo a far baci a cotolette…

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      4. Lungi da me simili distorsioni: si mangia quel che si trova, basta che sia sano e rispettoso. In tutta confidenza, anche la costoletta d’un maialetto, cresciuto con rispetto ed affetto, può far la sua porca figuretta sul piatto del buongustaio. Felice che ne conveniate mia adorabile MadaCinzia. A voi un bel cicin con le vs labbra e dalle vs labbra: vino di gran classe naturalmente……

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      5. La sincerità è fuori discussione, poichè vitale, per qualsiasi gioco che richieda complicità e condivisione: quindi è certo che il vinello è sincero. Anche se io sono Brillo di cognome, per dire”sincero solo in quel che declamo”…

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  3. ….fu l’amplesso più lungo della storia, un record da guinness dei primati …

    …..scrivi con calma…quando lo desideri, solo se ti senti ispirato…. quando hai tempo …e abbi cura di te. Bacinzi

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    1. Commosso e arrossente per la tua generosa pazienza: in questi giorni tutte le tempeste perfette di questo mondo hanno deciso di rubarmi la pazienza e la concentrazione, indi lasciandomi a beccheggiare in balia dei frutti peggio di un pontone disalberato e senza governo. Ma arriverà, certo che arriverò….
      Una carezzasilviatica sensualmente trasgressiva……..

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      1. Ohhh…poor Woodenship! Pazienta piccino mio, le tempeste, come tutte le cose, non sono mai perfette! Senza governo potrebbe essere anche rivelarsi una grande opportunità, un cambio di rotta verso l’ignoto che, per quanto inquietante, esercita sempre un gran fascino. Tu non pensare a niente e nessuno: quando perdi la bussola e la pazienza, pensa a noi dietro la tendina di stelle…pensa alla follia di questo viaggio senza destinazione…pensa alla ns sorprendente complicinzià ….
        …ti vorrei consolare….

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  4. La folle corsa nella stiva , se da una parte aveva sortito l’effetto desiderato di saziare la voracità del parchimetro e dell’incorruttibile foca vigilessa , dall’altra gli era costata un bel bernoccolo sul capo, con conseguente infermità mentale momentanea e frattura della tibia della gamba destra. Un barile di rum mal riposto, infatti, gli si era presentato dinanzi roteando come un bussolotto indemoniato : lesto il Capitano lo respinse all’indietro, tirandogli un calcio con una veemenza tale che avrebbe messo in rete anche la palla di un cannone. Ma l’abilità calcistica di quell’uomo dalle innumerevoli doti nascoste, non fu sufficiente ad evitare il rovinoso impatto. Il barile , schiumando rum dalla collera, rispose all’azione contrattaccando come un turbine: dapprima gli colpì la gamba e poi, risalendogli lungo il fianco andò a schiantarsi sulla testa del povero Capitano. Dopo qualche istante di stordimento, incurante del dolore che avanzava con una rapidità e una spietatezza che avrebbero irretito anche il terribile Gengis Khan, Woodenship ebbe ancora la forza di rialzarsi dal pavimento assatanato di rum, di correre dalla foca (ex monaca) per ficcarle in bocca le due aringhe, di raggiungere il parchimetro per inserirgli nella famelica fessurina l’agognato pesce ticket ..to….e di ritornare dall’amata Madame che lo aspettava con ansia sul ponte di prua.
    Giunto più morto che vivo, svenne nel disperato tentativo di trovare conforto tra le sue amorevoli braccia.
    Aiuto! Aiuto! – ella gridava con la voce rotta dal pianto e dall’agitazione.
    Prontamente la ciurma, ignara di quanto fosse accaduto, accorse disponendosi in semicerchio.
    Que ocurre Madame? , chiedeva uno.
    Troppo rum Capitano! , esclamava un altro, tratto in inganno dal lezzo d’ alcol di cui erano intrisi i calzoni e la camicia.
    Ma noooo, non è ubriaco! Tutta colpa del barile indemoniato, della foca vigilessa e dell’ingordigia del parchimetro….
    Ah, ho capitooooo Madame! Gli avete fatto compagnia ehehehe…un sorsetto per te, uno per me, uno per l’amor e drinca che ti drinca eheheheh…., aggiunse il nostromo con un sorrisetto malizioso e divertito che sfociò in una risata contagiosa.
    BASTAAAAA!!!! IN QUALITA’ DI COMANDANTE IN SECONDA, VI ORDINO DI PORTARE IMMEDIATAMENTE IL CAPITANO NELLA SUA CABINA!
    Ammutoliti ed intimiditi da quell’inaspettata dimostrazione di autorevolezza, gli uomini si misero subito sugli attenti : OUI MADAME!, risposero in coro.

    TU – disse con un piglio minaccioso puntando l’indice sul mozzo -CORRI SUBITO A CHIAMARE UN DOTTORE!
    Sì señora !!!, rispose tremando il piccolo messicano.
    In men che non si dica il Capitano, privo di sensi, venne adagiato sul suo letto. Dopo aver licenziato gli uomini dell’equipaggio, rimase sola al capezzale dell’amato pallido e inerte. Madame con gli occhi lucidi per l’apprensione, nell’attesa estenuante del dottore, lo spogliò delicatamente degli abiti intrisi di rum: prese un bacile e immergendo e strizzando una spugna in acqua tiepida e acqua di rose lo lavò e lo ricoprì di baci per ogni dove….
    Finalmente il medico fece il suo ingresso nella cabina, circa una mezz’oretta più tardi.
    E’ rotta, è rotta! – sentenziò tutto serio.
    La gamba? E la testa?
    Pure, pure! Ma se la caverà.
    Quando il Capitano riprese i sensi, dopo un’ ora dall’incidente, grazie alle cure dell’innamorata e del dottor di poche parole che però di fatti ben s’intendeva, si ritrovò con la testa fasciata e una gamba steccata.
    Oh che dolor! Che doloooorrrrr….
    Subito la crocerossina accorse in suo soccorso e disciolta in poca acqua una certa polverina che il medico le aveva lasciato gliela fece ingerire sollevandogli con grazia il capo dolorante.
    Ma dove sono?
    Al sicuro, nel vostro letto e tra le mie braccia… mio Gamb de legn!
    Ma voi, chi siete?
    Bella domanda alla quale io per prima non trovo risposta! Sono Madame!
    Chi?
    MA-DA-ME!
    NO, NO….NON VI CONOSCO SIGNORA….
    Oh mimì! E’ proprio fuori di zucca per via della botta! Calmatevi adesso: la medicinzia farà il suo effetto e presto saprete di nuovo chi siete e chi sono.
    Sei, Siete….
    Riposate, non affaticatevi oltremodo, gli disse avvicinandosi per rimboccargli le coperte e baciarlo sulla fronte.
    Ancora…ancora …ancora…..
    Ancora medicinzia?
    Nooooo…
    Acqua?
    Nooooo…. Voi… MA-DA-M…..ME….LA….. ,le sussurrò riuscendo a stento a trattenere il riso.

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    1. MadateCinziamela! Insisteva il nostro eroe, peggio che un disco rotto o un granchio che lasciasse scattare a vuoto le chele, seguendo il ritmo d’un brano di Madonna in fondo al mar. Tanto che, madaCinzia si decise a fargliela vedere, la stella naturalmente: gli assestò una botta in testa con il mestolo del ron, quello che si usava per fare punch. Finalmente il capitano rinsavì: gabbieri ai vostri posti! Urlò. MadaCinzia si levò di botto, lo guardò perplessa e, dato che ella risultava essere l’unica gabbiera di bordo, si precipitò in coperta, arrampicandosi per le sartie, raggiungendo,scimmietta, il pennone più alto. Il comandante si chiese se non avesse esagerato. Salì anch’egli in coperta e cominciò a pensare di come convincerla a tornare in cabina: c’era un certo discorsetto da terminare. E poi, quella mediCinzia, gli aveva fatto venire un certo languorino. Allora cancellò la scena precedente e pure quella della vigilessa, compresa la discussione avuta con il barilotto del gin con il colpo annesso alla testa. Quindi aprì una porta sulla vela coltellaccio, ritrovandosi così nella Torino del Cretaceo… Anzi, non trovandola molto interessante, tornò indietro, richiudendo bene la porta alle spalle: l’ultima volta un triceratopo, seguendolo non visto, si era appropriato di una sartia ed aveva cominciato a dondolarcisi. Poi, trovando la cosa interessante, era andato a chiamare altri suoi familiari, per continuare quel gioco molto pericoloso per il rottame Woodenship. Aveva dovuto faticare parecchio per convincere la famigliola a tornarsene lì da dove era venuta.Nemmeno la minaccia di farli affrontare da MadaCinzia armata di battipanni, aveva sotito effetto. Quindi aveva dovuto por mano alla sua sciabola e pure alla scorta di puntate di”Ti lascio una canzone”.Per la verità bastò già la prima nota della sigla per convincere i tizi a smammare disgustati. Così il capitano ebbe tempo per pensare una nuova location.
      Sì, sarebbe andato sul vulcano. Aveva voglia di cederci danzare la danza del ventre al suo secondo MadaCinzia. Ma quale vulcano? Il Popocateptl gli sembrò la cosa migliore, dopo avere scartato il s. Pedro e l’Atitlan e quello giapponese perchè non ne ricordava il nome. Diede l’ordine di levare gli ormeggi, abbandonando la bachina dei Murazzi sul lungo Po. Dopo secoli di navigazione si ritrovò tra le braccia di MadaCinzia. E, mentre le accarezzava le braccia prima di passare al seno e poi al coseno, le raccontò della sua visione di lei che ballava la danza del ventre sul cono del vulcano. Lei gli disse che era davvero un depravato. Sarebbe stato molto meglio che lei si limitasse a danzare sopra un cono di panna montata. Lui rispose che sì, non era una cattiva idea. Che però sarebbe stat più indicata una coppa al pistacchio: lui ce l’avrebbe immersa. E lei ci si sarebbe messa a nuotare nuda, per la guioia del suo palato. Così lasciarono perdere il vulcano, deviando la rotta per l’isola dei pistacchioni. Luogo rinomato proprio per i pistacchi enormi come grattacieli. Woodenship, la trasse a sè, stampandole un tenero bacio sulle labbra ed accarezzandole i capelli svolazzanti: non vedeva l’ora di farla sua in una coppa di gelato al pistacchio…

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      1. Scimmietta la vide arrampicarsi sulle sartie, fino a raggiungere il pennone più alto. Poi con gli occhi dolci e tristi di un imminente addio lo salutò sporgendosi pericolosamente dalla ringhiera della coffa: ” Capitanooooo… il mare mi chiamaaaa…. non vi dimenticheròoooo…” .
        Poi, divenuta Farfalla si librò in un volo di commiato fatto di volteggi tentennanti e polvere d’ali ad imbiancargli il blu della giacca.
        Fu silenzio assenso e dissenso da annegare nell’assenzio, poi Sirena con un colpo di coda a sottolineare il saluto, la vide inabissarsi in quel misterioso mondo dal quale era risalita in un giorno che sembrava un giorno qualunque…fiaba nel gran libro delle favole…soave e impetuosa come brezza che sa farsi tempesta…graffiante ed eccitante come la barba che ti arrossa il viso…

        La vide e poi non la vide più.
        ‘Se questo è un altro sogno…voglio svegliarmi!’ Sei….Siete ….vi aspetterò!

        ….

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      2. Rimasto solo, notò che il vento aumentava, che il cielo si velava, che anche i suoi occhi si appannavano: non vedeva più la sua scimmietta. Un rumore di tuono esplose improvviso, spegnendo quel pensiero carezzevole che gli aveva fatto capolino tra le vele…
        Le tempeste in mare
        servono a confondere
        gli spruzzi in viso dalle onde
        con le lacrime dagli occhi;
        l’agitarsi degli elementi
        con il dibattersi dei
        sentimenti in cuore tempesta.
        Perchè, solo così, s’intende
        quanto di umano c’è
        in quest’arrovellarsi di correnti
        vellicanti procelle con moti
        ondosi dell’animo dolente…
        è sicuro che la deriva
        ancora ci porterà ad affiancarci
        nel suo scorrere capriccioso

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      3. Caldo e arrogante, un sole settembrino sfidava l’autunno indorando la cresta delle sperdute onde. D’un tratto qualcosa all’orizzonte catturò la sua attenzione: un bagliore fra i bagliori impresse un attimo fra gli attimi. ” Un miraggio, di certo. Uno scherzo di questa danza di acqua, sole e vento che la mente m’annebia. Eppure mi par di scorgere un’ombra, un colpo di coda che di balena non sembra…..

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      4. Tra pampini di sole dalle viti dai tralci ondosi di spume, la colse grappolo succoso e dorato, accogliendola come stagione entrante d’incanti tra le sue braccia: bentornata “scherzo” di nuvole che al cuore regala palpiti.
        Ben tornata coda di sirena che il mio cuore sai scuotere, facendolo vibrare cosmo marino, lasciandone cadere frutti che sono versi accorati: cantami o sirena del tuo lungo sfrecciare per oceani lontani. Mi è mancato il tuo colpo di coda per giocare allo schiaffo del marinaio ubriaco del tuo canto…

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      5. Capitano! – gridò il mozzo.”Mira! La ballena!
        Non è una balena, loco! È uno scherzo del mare increspato e dell’autunno che si posa sul tramonto. Una vertigine….
        Troppa Tequila….che annebbia la mente dove nitido alberga un sol desiderio.

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      6. … Ma forse il mozzo intendeva”la balera”, isola famosa per le sue onde tanghere nell’andare a riva e per i venti salseri nel far ballare i vascelli svelati… In ogni modo: loco el capitano si pose a riverir la sera che, di miraggi, s’apprestava a far foschia. Sì che non si dica che, d’autunno, non s’abbia ad incontrar sirena con coda annessa, abbacinante di seni e coseni, natante per la tangente intersecante il suo lato B da urlo di vecchio lupo di mare esagitato… Così el capitano diede di scappellotto al mozzo: demasiado jovene para tomar tequila!…….

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      7. L’ inesorabile volo di ogni singola foglia è l’epilogo di un viaggio che ha conosciuto il clima delle stagioni e i colori delle emozioni. Le foglie raccontano storie , lo fanno in gran segreto affidando la loro voce al fruscio del vento: anche per questo amo l’autunno…

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      8. Una foglia per ogni libro
        un libro d’ogni foglia: avventatezze
        enciclopediche d’ogni età ed epoca
        in autunno trovano la loro stampa
        annuale resoconto del vissuto
        in pochi secondi, prima che si tocchi
        terra…

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      9. … Forse che vi crediate uno strapuntino?… Non posso crederci: troppo modesta: no, non siete la Dulcinea del Toboso di quel tale allampanato, sempre in cerca di mulini(a vento). Voi sapete benissimo di essere invece quell’Angelica, quella che rubò il senno ad un certo Orlando(Brillo di conome)…
        Vi prego di non procedere con chiamate concitate alla neurodeliri…

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      10. È difficile giocare dopo aver letto ciò che Lui dice di Lei…sono ancora sconvolta, invasa da un’ondata di tenererezza infinita…Angelica e Diavoletta…ma pur sempre Madame…mio Orlandino…

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      11. Sei, Siete…
        il custode di una baia dove il sole d’autunno sa ancora d’estate.
        Tra i filari scoscesi a strapiombo sul mare, passeggiate assorto.
        Ubriaco di Malvasia, vi sussurra parole il vento.
        Ubriaco di Poesia, le annotate sul vostro taccuino.
        Di mandorle e miele è il vostro poetare
        malinconico il tramonto infiamma gli accorati versi:
        Dove sei Luna?
        Dove sei
        treccia al cui nastro d’argento
        s’annoda il mio cuore?
        Lei dice di Lui…

        Sei un sentiero ripido
        tutto da esplorare
        Il viale alberato
        Di un giardino d’incanti.
        Sei il rincorrersi “per versi”.
        Sei volo giocoso di parole.
        Sei risate e complicità complessa…
        Sei, Siete….Poesia
        a prescindere da me, dal mio nome
        che custodite
        con sana gelosia.

        Avvolta nello scialle
        Sul calar della sera
        Appoggiata al cancello
        Oltre il quale i sogni
        Non possono andare….
        Lei dice a Lui:
        Tu mi fai rosa
        ma di campo sono un fiore… dirti grazie è poco… assapora i miei silenzi.

        Bacinzi

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      12. Ahi querida! I baCinzi imperlano la mia fronte di sudore: quanta bellezza sapete infondere nelle parole, in questi versi che tanto mi dicono di lei che ha detto di lui. Però mandandomi in crisi. Dal momento che, il messaggio raccolto dalla bottiglia, con cui è arrivato fin tra le mie dita, recita qualcosa d’analogo se non di simile. Allora lascio a voi l’onere di decidere quale possa essere, tra i due, quello più prossimo a ciò che ha detto lei di lui:

        Dice lei di lui:
        “Ne era convinto che non vedere
        non significasse non sentire.
        Così, tra i molti non so
        s’ingegnava di sentirmi
        stella alle sue spalle
        sulla testa elettrizzata vegliante
        sommesso sciorinare di brezza al cuore
        melodia d’una nenia in verde
        a che mi percepisse non vanescente
        carezza
        nella sera
        sfumare di passione
        fino a notte fonda: lui errante rosso
        ad un semaforo affisso
        ed io stella
        buona e bella amante.

        …Lui di rimando: io con i fiori di campo ci faccio l’amore, rotolandomi per il prato fino al mattino, assaporandone i silenzi per nulla altezzosi, bensì ricchi di profumi e morbidezze sconosciuti alle rose…
        SilkbaCinziandovi

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      13. Anche Lei, tra i molti non so, lo percepiva caldo afflato di sussurri dietro la nuca. Ma è mai possibile che costui, forte della sua indiscutibile formazione accademica e umana, si lasci attraversare dal lieve volo di una farfalla?
        Eppure se lo immaginava assorto, fermo al semaforo rosso o seduto su una panchina sul far della sera con l’immancabile taccuino, con la biro rosicchiata ad ascoltar silenzi che gli parlassero di lei.Di lei che non era il risultato di tanti versi letti ma di poesie vissute….

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      14. Moza*
        … Ma il mozzo intendeva”La balera”forse

        isola famosa per le sue onde alte e tanghere

        nell’andare a riva e per i venti

        salseri nel far ballare vascelli svelati…

        El capitano mirò nello spampinare di sole

        dalle viti dai tralci ondosi di spume al vespro.

        Per la vita la colse grappolo succoso e rosato

        stagione entrante d’incanti sottotraccia:

        “Bentornata scherzo di nuvole, moza*

        che al cuore doni palpiti;

        ben tornata sirena che l’anima

        sai scuotere, vibrando cosmo marino;

        i frutti sono versi flottanti accorati marosi

        narranti del tuo sfrecciare per oceani

        lontani. Mi è mancata la tua carezza di coda

        per giocare allo schiaffo del marinaio

        pel tuo canto ubriaco…” Oltretutto loco

        el capitano si pose a riverir la sera

        apprestantesi a far di foschie miraggi

        sì che non si dica che, d’autunno, non si abbia

        ad incontrare sirena per mare: abbacinante

        di seni e coseni, natante per la tangente

        curve intersecantisi da urlo

        per vecchio lupo di mare

        … così el capitan diede di scappellotto

        al mozzo: “Eres demasiado jovene

        para tomar tequila!”

        *ragazza

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      15. Per un vecchio lupo di mare il susseguirsi dei pensieri è simile al rincorrersi delle onde: il moto del mare e i moti dell’anima mutano improvvisamente trasformando in tempesta anche la più dolce delle brezze.
        Così tumultuosi cavalcavano i pensieri e i giorni del Capitano sulla linea dell’orizzonte e su quella del suo tempo.
        Moza…Scimmietta….Sirena….Farfallina …Bimba giocosa…. la pensava domandandosi dove fosse in quel preciso momento, quando dal cuore di legno il suo ricordo cesellava trucioli di nostalgia. Egli non lo sapeva, e non poteva saperlo, ma Lei di Lui pensava in poesia e tacitamente seguiva la scia del suo veliero, dei suoi pensieri, delle emozioni che lo legavano, inspiegabilmente, al suo nome.
        Sono qui..

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      16. “Sono qui”
        l’eco d’un tonfo al cuore lo ribadiva:
        “Sono qui”
        il tuffarsi di un’onda nell’anima
        scuotendola cieca con dita liquide protesa
        “Sono qui”
        lo frugava fino nei recessi più riposti
        desiderio di quelle mani sul suo petto
        ad auscultarne i palpiti aurei
        “Sono qui”
        sotto di te, mi stai penetrando
        che ti posseggo, possedendoci
        ricchezza universale dei sensi
        “Sono qui”…

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      17. Ah questo mio capitano impenitente seduttore: ha capito che”quel certo non so che”vi seduce. Quindi attenta: non si risparmierà in galanterie. Io bisogna che lo riconduca all’ordine: i marinai non sono poi così colti. Alle volte sono pure volgari e bruti, oltre che bugiardi… Però voi promettetemi di restarmi sempre ammirata…

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      18. Ah questo Capitano che tutto sa e tutto capisce! La verità è che non si capisce chi seduce chi…i nostri personaggi però si divertono e ne traggono beneficio…ed è ciò che desideriamo, vero? Creare per loro un mondo migliore…

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      19. Io lo definirei un tantino presuntuoso, da sincero autore, mia deliziosa Madame, questo capitano marinaio d’acqua dolce. Forse sarebbe meglio non prenderlo troppo sul serio. Ma è anche vero che può risultare divertente, quindi fare il paio con la vs fascinosa eroina: davvero una coppia singolare per complicità e mirabile nel rispondere colpo su colpo, in una schermaglia che li ha entrambi come trionfanti innamorati. E si sa che, quando si è trionfanti ed innamorati, il mondo che gli si fa intorno, è di suicuro molto migliore…
        A voi un inchino, quando avrete finito di lavare i piatti potremo andare al cinema…

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      20. Mio buon e sincero autore, il vs personaggio è bugggggggggiardo, malandrino e seduttore incallito ma la mia eroina ne è irrimediabilmente rapita ma saprà tenerlo a bada… senza apparire troppo arrendevole o repressiva.
        I piatti: qualcosa mi dice che la visione di me che lavo i piatti vi interessi più di qualsiasi film al cinema…

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      21. Ci potete scommettere, Madame: è un film che non mi stancherei mai di vedere e rivedere. Arriverei ad ingozzarmi di voi tutti gli istanti da qui alla fine del mondo, pur di potervi scorrere tra le mani scodella passata e ripassata, con cura, prima di essere baciata linda dalle vs labbra… AH MI SENTISSE IL MIO AUTORE! Ma voi mi promettete che non direte nulla di queste mie incandescenze?…

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      22. Solo se anche voi farete lo stesso con la mia autrice! Ma non ho motivo di dubitarne…chissà perchè…
        Infilate le mani nella tinozza …..ci sono da lavare i piatti di tutta la ciurma…

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      23. … Ma vi rendete conto della gravità della vs insubordinazione e mancanza di rispetto? Sono il vs capitano, come vi permettete licenza di impormi il rigoverno delle stoviglie? Dovrò studiare una punizione adeguata alla vs mancanza, spudorata fanciulla! Credo proprio che qualche giorno di arresti in camera mia vi farà venire a più miti consigli… A proposito: ho appena inviato un messaggio alla vs autrice, affidandolo alla bottiglia che s’è scolata il nostromo. Ho deciso di raccontarle tutto della vs impertinenza. Quindi aspettatevi, tra qualche decennio, dure ritorsioni da parte sua…
        Ah che sfacciata! Ah che improntitudine! Ah… Ah… Ah… eh?…. Perdindirindina! ccccoooosssa ci state facendo con la mia cintura? ccccome vi permettete? VVVOLETE CORROMPERMI?…

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      24. Come? Insubordinazione? Improntitudine? Sfacciataggine?
        ….. fate un torto alla vs invidiabile fantasia: ah, quelle manine insaponate…tra le vostre!

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      25. Siete voi a farmi torto, MadaCinzia: vi vedrei meglio a lavare i piatti in gran privato, non sotto gli occhi della perversa ciurma… Anche perchè: mi capite? Io, capitano, non posso mettermi a lavare voi e i piatti nella stessa tinozza, senza scatenare i bassi istinti di quegli energumeni…

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      26. Lungi da me intenti così esibizionistici: sulla mia nave non si pratica nemmeno lo scambio di figurine, figuriamoci se permetterei mai una condivisione o un like sotto al vs prezioso profilo, da parte di quella canaglia della ciurma: tutta per me vi voglio. E in carne ed ossa, con pure le mutande e reggiseno, mi raccomando. Che mi piace un mondo sfilarveli!…

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      1. Siete voi a tentarmi …. sull’attenti e no….
        Penso, scrivo, pubblico sempre troppo velocemente …e poi quando rileggo mi accorgo degli errori….e voi siete sempre così gentile e buono…spero tanto che la lettura vi abbia divertito…. almeno un pochino! Io quando vi leggo mi sganascio dalle risate….

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      2. E’quel che capita anche a me, querida, poi ci soffro parecchio degli errori d’ortografia ed altro: ma è il bello della diretta, baby. E tu sei così brava… Ecco, un pochino più in giù, ecco ci sei: è questo il punto, mi pizzica che non te lo immagini… Brava, così… Un bacione in punta di dita……..

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      3. Trovare il punto di partenza o d’arrivo…in punta di dita….ma il punto è : evitare la prigionia di un punto …
        Così…..co…sì….sì….ìiii…

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      4. Purtroppo non sono un calcolatore. Però mi piacerebbe esserlo per calcolare quante gocce di saliva mi ci vorrebbero per lavarvi il pancino con la lingua… Ahi ahi: questi nostri due personaggi stanno perdendo un po’la testa. Aspettate che metto in riga il buon capitano W.
        “Ehi capataz, dove credi di essere? Devi portare rispetto alla nostra attrice: altrimenti non se ne fa nulla di questo romanzo. Dunque chiedile scusa e modera il linguaggio…”
        “Agli ordini ammiraglio regista. Sogno calcolando le vs misure mia amaCinziata, lasciate che vi irrori…”
        “Ah ma che personaggio irrispettoso e ribelle!
        Perdonatelo, ve ne prego… “

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