Dei tarocchi: XIII La morte

 

Una lama di sole spiovve di tra le nuvole. Le onde del mare la superarono come linea di traguardo, giungendo ad inchinarsi ai suoi piedi. Le aveva evocate e c’erano tutte: anche quelle che l’avevano cullato ai primordi, quando la luna non era ancora la luna.
Ad un tratto gli parve che qualcuno lo stesse chiamando. Aprì gli occhi. Una lama di luce filtrò da sotto la porta. Si alzò. Girò la maniglia e fu in cucina: non c’era nessuno lì. Sul tavolo fumava una tazza di caffè con pane, burro e marmellata a farle compagnia. Sedette. Afferrò il coltello, incitato da una fame atavica. La lama luccicò inquietante. Si fermò ipnotizzato. Altre lame di luce si insinuarono dalla veneziana alla finestra. Si levò per indagare. Il meccanismo dell’infisso era inceppato. Lasciò perdere tutto, imboccando una porticina che era da parte al frigorifero, ritrovandosi di nuovo sulla spiaggia, con una lama di luna all’orizzonte e un filo di vento alla gola.
Prese posto sulla sua barcaccia, arenata da tempo immemorabile. La marea la lambiva appena, leccando le lame della carena in ferro, facendosi rossa di ruggine. Si accorse di avere portato via una sacca da casa. C’erano sigarette, della birra e un tablet. Ne accese una. Tossì. Ci mandò appresso un sorso di birra. Esaminò il tablet, avviandolo. Intanto riflettè: non era stato lui a chiederle di farsi fare le carte. Lei aveva insistito,
anzitutto per se stessa. Perchè non era felice, aveva detto. Lui avrebbe voluto che lo fosse. E avrebbe fatto l’impossibile. Lui non c’entrava nulla. Lei comparve dall’altra parte del monitor: bella e affascinante più che mai. Trovò deprimente quella situazione: lei era tornata alla carica. Lui aveva taciuto. Lei aveva girato la prima carta, trasalendo e sbiancando in volto: era priva della figura e delle lame, con il solo
numero, il tredici. Il video si oscurò di colpo. Con un gesto di stizza lanciò lontano il tablet. Scese in acqua che gli arrivava alle ginocchia. Vide la carcassa di un cavallo, giocata dalla corrente, venirgli incontro mezza scarnificata.  Aveva qualcosa nell’incavo dell’orbita. La estrasse: era una carta di tarocchi vuota della figura e delle lame, con il solo numero, il tredici. Capì. Allungò la mano al cielo, impugnando la falce di luna; indossò il mantello della notte, montando il ronzino che, nel frattempo, si era ritto sulle zampe. Con un ghigno di trionfo sulla faccia scavata, lo incitò al galoppo.

La donna dei tarocchi stava discutendo in modo animato, appena fuori da un bar, con quello che pareva essere il suo amante o marito. Improvvisamente si tacque. Si guardò in giro come se presentisse. L’uomo invece proseguì paonazzo in viso e sempre più aggressivo. Lei si fece terrea. Impietrì, nel vedere lui, la morte, avvicinarsi fulmineo e colpire il suo compagno ignaro: un sibilo e la testa rotolò via, mentre egli si dileguava ombra tra le ombre.

 

 

27 pensieri su “Dei tarocchi: XIII La morte”

  1. Un omaggio alle donne vittime di soprusi e violenza. Ma qui la fine ribaltata sarebbe davvero auspicabile. Oggi mio caro messere vorrei dire a tutte le donne che vivono momenti di paura e che hanno abbandonato l’uomo violento che le maltrattava, di non accettare inviti a chiarimenti che mai ci saranno. Non cedere credendo di poter spiegare. Una volta persa la fiducia, il rispetto, l’amore nulla dovrà far retrocedere dai propri passi. E chiamare, se l’ex reclama un incontro, subito i carabinieri. Troppe volte la morte ha colpito l’essere sbagliato, la donna indifesa e umiliata. Basta. Non se ne può più- Grazie per la vostra grande sensibilità e per questo scritto bellissimo. Un bacio ed un abbraccio. Isabella

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      1. Buona giornata mio caro dolce messere. Ancora grazie di cuore per il vostro omaggio e per il rispetto che mi portate. E’ una cosa che apprezzo tantissimo. Detto tra noi so da sempre che in voi alberga un animo nobile. Per questo vi ho nel cuore caro messere. A voi la mia gratitudine ed un abbraccio sentito, forte di cordiale simpatia. Monna Isabella

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      2. Mio caro messere grazie per i vostri haiku sempre splendidi. Scusatemi se stasera non continuo il ”nostro dialogo” ma mia figlia ha avuto un incidente con la macchina senza fortunatamente danni fisici ma poteva essere terribile. La macchina sfrenata è andata all’indietro senza investire nessuno tranne rompere gli sportelli contro altre macchine. Meglio questo che altro mio caro. Vi lascio con un tenero abbraccio. Sono molto stressata. Monna Isabella

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      3. Ahi, deliziosa monna Isa, quanto sono spiacente per il terribile accaduto! Ah non fatevene più di tanto di noi due, pensate piuttosto a soccorrere la vs piccola e a starle vicina. Spero che tutto possa risolversi per il meglio. Vedrete che, non appena tutto si aggiusterà, che ci sarà tempo per proseguire nel nostro gioco…
        Vi abbraccio fortissimo e tantissimi auguri a voi, affinchè ogni cosa possa andare per il meglio……

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  2. Lo sai che ho sempre preferito la tua prosa alla tua poesia, e ancora ne ho conferma con questa pagina che fa venire i brividi alla pelle, un racconto emozionante, coinvolgente più che mai. Il fatto è che mi aspetto il seguito, adesso … chissà?! Nel frattempo, assaporo l’immedesimazione che mi ha suscitato, mi sento già protagonista di una storia affascinante e misteriosa. Un abbraccio e una bellissima serata. ❤ 😀 ❤

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    1. Il seguito?… Si, a pensarci bene non ci starebbe male un seguito a questa storia: potrebbe essere un incipit, un preludio.Ma il fatto è che non ci ho il tempo per ampliarla e proseguirla. E’un po’ come quando scavi una galleria: mano a mano la devi puntellare e fornirla di areazione, altrimenti come si fa? A parte gli scherzi: è da tanto che non scrivo più racconti. Questo l’ho scritto qualche vita fa. E sono felice che ti piaccia, anche se vorrei riuscire a toccarti anche con i miei versi… Ma si sa che non si può avere tutto dalla vita. Intanto mi prendo il tuo apprezzamento molto lusinghiero e ti stringo anch’io fortissimo, augurandoti una calda e confortevole serata……..

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      1. Sai una cosa? Questo racconto l’ho scritto perchè mi era stato richiesto per commentare una carta dal mazzo dei tarocchi, in una simpatica iniziativa di un paio di anni fa. Non ricordavo che oggi era il giorno contro la violenza sulle donne. E non avrei mai immaginato che il racconto potesse risultare tanto calzante con la ricorrenza. Che dirti? Sono cosa che capitano. Ieri mi è preso il ghiribizzo di pubblicarlo, era da tanto che ce l’avevo lì. Con questo non vorrei dire che tutto quello che si fa finisce sempre per avere una sua ragione, però la cosa mi fa molto riflettere…
        Abbraccio…

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      2. Ti dirò che quando l’ho letto, nemmeno io avevo in mente questo giorno, mi sono solo immedesimata nella vendicatrice, perché sono sempre molto presa dai tuoi racconti, poi ho cominciato a vedere delle connessioni … io sono convinta che nulla avviene per caso … quindi inconsciamente una spinta in qualche modo c’è stata in te … Baci, baci, baci … ❤ ❤ ❤

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      3. Io sono fermo agli algoritmi: c’è una teoria per cui le cose non avvengono per caso, sono degli algoritmi universali a far si che, in un determinato numero di possibilità, qualcosa accada o meno. Più o meno così dovrebbe funzionare….
        Bacio più che mai…

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  3. Mi ha colpito molto la descrizione della morte nei panni di un uomo qualsiasi, che mangia, guarda il tablet e raccoglie richiami. In fondo è proprio così. Quasi sempre la morte è uomo e lama. Quasi sempre uccide per gelosia la donna o entrambi, e sempre crede di essere giusto, Delira onnipotenza e agisce, Molto apprezzato, sei bravissimo!

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    1. Un inchino a te, mia cara amica, anche per quel superlativo davvero lusinghiero: la morte assume le sembianze di chi l’agisce, strumentalizzandone mani e mente. Poi ci sono individui più fragili e che se ne lasciano strumentalizzare. Ed altri che invece sanno rendersene autonomi……. Una carezza di brezza soave……

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  4. Un pezzo davvero coinvolgente, bello, la fine mi ha spiazzato perché pensavo che, come purtroppo succede spesso, la lama alla fine colpisse la donna… leggendo poi i commenti vedo che solo per caso l’hai postato nella giornata contro la violenza sulle donne, e questo è straordinario, ma si vede che dentro c’era qualcosa che ti diceva: pubblicalo, è ora…

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    1. Sì, molte volte mi affido all’istinto per pubblicare, mio caro gio. E poi, come avrai già letto: l’ho scritto per altra ragione in ben altro contesto. Ed il fatto che la lama abbia colpito lui e non lei è per il semplice fatto che, spesso, può capitare che ci si auguri la morte l’uno dell’altro. Ma, chi finisce per lasciarci le penne davvero, è sempre chi la morte ce l’ha già dentro di sè, pur non essendone cosciente…
      Grazie di cuore ed un caro saluto

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