Necessità e vizio(ritratti)

E’il bisogno a scioglierti luce agli occhi

e la lingua: senza tema che, stantie

s’allarghino braccia, nel non avercela

sconsolati una moneta, o increduli

non a te si voglia darla, rarefatta

che senza casa ti dici, a colletta

sul filo spericolata del vizio

non querula, certa che possa farsi

casa una moneta. Sebbene gridi

la ragione: non bastano sorriso

forza e costanza sollecitandola

ad ogni incontro. Sicura che non c’è

soluzione: è necessità che aguzzza

e su pagliuzza non sottilizzi oltre.

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14 pensieri su “Necessità e vizio(ritratti)”

  1. Noto su me stesso un cambiamento, mentre prima ero molto più incline a “credere” alle richieste di elemosina, adesso faccio molta più fatica… temo di aver perso la fiducia. Ogni tanto mi lascio andare, in genere a chi strimpella qualche strumento, o a qualcuno che mi colpisce particolarmente… mio fratello ad esempio, che vivendo in un paese è ancora tutto sommato “innocente”, quando viene a trovarmi non riesce a non fare elemosina a chi gliela chiede… io comincio a sentirmi un pò come quei turisti che a Calcutta escono dall’albergo e trovano una torma di poveracci, ed il personale in guanti bianchi li bastona per farli allontanare. Il primo giorno fa impressione, ma dopo una settimana ci si abitua anche a quello…

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    1. Per principio non faccio elemosina. Se posso cerco di aiutare in altri modo. Sono più propensa allo scambio, appunto: qualcuno(artista di strada)che offre la propria arte in cambio. L’elemosina è un vizio per chi la fa e per chi la chiede. Molto meglio che siano gli istituti preposti ad aiutare a venire fuori dal tunnel della miseria. Siamo o non siamo in un paese che si vorrebbe civile? Anche se, in questi ultimi tempi, tutto sembra urlare il contrario, a partire dall’imbarbarimento di costumi della politica e della società.
      Grazie di cuore gio, anche per questa consonanza di visione rispetto ad un problema tanto serio quanto male affrontato.

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  2. Caro messere qui da noi c’è ad un angolo, fisso, un extracomunitario che ogni volta che passo , sia all’andata che al ritorno, mi saluta con una cantilena : ” buongiorno bella mama, un caffè ? ” io tiro dritto perché francamente una tassa quotidiana per passare di là , mi pare troppo. Ora da qualche giorno pulisce il marciapiede dalle foglie, prima era appoggiato ad un muretto senza far niente, solo a chiedere. Penso che un caffè glielo offrirò. Almeno ora fa qualcosa. Ma che non si abitui troppo alla caffeina, perché più di un caffè ogni morte di papa da me non avrà comunque. Baci, baci. Monna Isabella

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