Vampirizzati a primavera

Rasente io, flottante svuotata spoglia

morsa sul collo, indosso voglia estrema

d’oblio, derivante nel rutilare di gorghi

pel greto sassoso dal gorgoglìo fluente

 

d’un livido incubo funereo. In esso

è cinereo il vagabondare insonne;

come pure della corrente la furia

cerulea ingiuria, esondante liquame.

 

M’appartiene anche l’intrico venoso

sovrastato e sommerso: infiltrato

d’inquinamenti ambientali, torbido

nell’esangue paesaggio umorale

 

mesto di pire a ridosso incombenti

schizzanti calde faville a paradosso

d’aghi ghiacciati e schegge, da Zefiro

nell’occhi soffiate accecanti minuzie

 

tra bacche occhieggianti inquiete nell’ombra

scosse da brezza screpolante ispida

come baci da bocche scarnite che

apposti su labbra, annuncino tregua.

 

22 Marzo 2019  woodenship

2 pensieri su “Vampirizzati a primavera”

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