Fine ricreazione

Sento come se la ricreazione stia per finire.
E, nemmeno essendo così vecchio
sia di già arrivata l’ora di rientrare in lui.
Lo sento che quasi mi pare di averci
al mattino nel lavarmi la faccia, le sue braccia
in quel movimento che getta l’acqua sul viso
: così: a palmi di mano congiunti ad incavo.
E pure lo stesso sibilo pronunciato di sterno
dagli anni, scoccati a freccia, di tra ciglia rade
sul grande bersaglio riflesso allo specchio.
Ma non si creda che, come dovuto, rientri
a fine ricreazione nella sua testa
piuttosto mi sento assorbito nei suoi lombi
prigioniero rassegnato in un corpo non mio.
Se i corpi possono anche dirsi parenti lungi da scherno
si che un DNA non rinneghi l’altro, la mente no:
estranea deambula nello sconcerto, foranea
accennando ripulse generazionali e non solo.
Del resto, come riconoscersi parenti
se alieni si è a mente come figli mai nati?
Quando poi, finita ricreazione, si fa luce:
la risposta alla domanda sta in quelle grinze di pelle
a guisa di cicatrici, sullo scroto paterno.
Consapevolezza corrugata d’aver vissuto risuona
tra sconosciuti che, solo alla fine, si son conosciuti.
Si che, supino, stringendo convulso un pugno di terra
con la campanella che mi sta risucchiando
per come insiste, tra gli steli campanula
dal vento scossa e riscossa, sento l’umido
ed il freddo che, un giorno, mi avrà ristretto in lui
come un sogno che l’abbia accompagnato in vita
già morto, perchè in definitiva abortito.

15 pensieri su “Fine ricreazione”

  1. La vita come ricreazione o la ricreazione è la durata della vita fino alla consapevolezza che si è arrivati all’età della consapevolezza? Mi sento un po’ marzulliano, ogni tanto però mi capita di specchiarmi e di trovare delle somiglianze con i miei, più con mio padre a dire la verità, che fino a ieri non mi sembrava ci fossero, quasi come se invecchiando davvero delle parti reclamassero un riconoscimento. Ho un po’ banalizzato, scusa, ma la tua poesia è davvero profonda, e ispira molte riflessioni magari proprio non centrate con quello che intendevi, ma è la poesia che va per conto suo…

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    1. E’ un po’quel che capita pure a me: più passa il tempo e più mi ritrovo di quelle fattezze fisiche e tratti somatici che, in gioventù, mai avrei immaginato di avere. Fattezze e tratti che mi avvicinano a quelli che mi hanno messo al mondo. E’ un po’ come se, di generazione in generazione, si andasse affinando un prototipo…
      Strana la cosa, vero? In un certo senso è un po’come avallare quel detto che recita: da giovani rivoluzionari, da vecchi conservatori…
      Grazie di cuore anche per questa tua lettura molto sentita.

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    1. Interessante come suggerimento, in un’altra vita chissà… A parte gli scherzi: non è un problema di genere, ma potrebbe anche esserlo anzichennò. Insomma, vorrebbe essere una poesia: al lettore di leggerla e ricavarne di suo.
      Grazie di cuore

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    1. Sono riflessioni prodotte dalla ricerca di un linguaggio che consenta di andare oltre quella che è la mera esistenza. Diciamo che vorrei trovare quelle ali che mi permettano di volare.
      Grazie di cuore per apprezzarne il frutto di questo mio travagluo

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  2. Mio caro messere che bella la vostra poesia. Avete ragione sapete…più passa il tempo più ci si vede assomigliare a chi ci ha generati. Forse ad un certo punto della nostra vita si sente più forte il bisogno di appartenenza, di ritrovare in noi traccia di chi ci ha generato. E’ in fondo una sorta di tenerezza anche questa mio caro. Grazie per averci offerto questa lettura che personalmente ho molto gradito. Una carezza a scompigliarvi i capelli accompagnata da un bacio lieve a sfiorarvi la guancia. Monna Isabella

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    1. Trovo il vs gradimento altamente gratificante, nobile monna Isa, esso mi vale molto più che medaglia o altro premio. Indi per cui non posso che esservene infinitamente grato e ricambiar vs nobiltà con carezze di petali vellutati di rosa lunare e l’augurio per una notte d’incanti…

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      1. Mi fate felice dolce messere. A voi l’ augurio di passare , incominciando da subito, una splendida giornata. Che i profumi di essa v’ inebrino mio caro. Vi abbraccia con rinnovata amicizia monna Isabella

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