Un oscuro viaggiare(11-12)

11)
Provò a dire che l’aveva visto: era un tizio che a lei, alla morta, doveva aver ricordato un principe azzurro. Le si era avvicinato con fare nobile, un vero hidalgo. Lei ne era rimasta incantata. Dopo averla denudata, le aveva posto un paio di grandi ali di farfalla variopinta sulla schiena nuda. Ed insieme erano volati per l’aria densa di vibrazioni romantiche. Lui aveva provato a seguirli, ma era stato un percorso accidentato a rallentarlo: il tempo era sembrato ricomporsi in frammenti così spessi, da farlo percepire immobile. Ed era andato a sbattere contro la porta che si richiudeva. La salsa indiavolata era tornata ad ammorbare:”La cosecha de mujer nunca se acaba…”Pochi minuti di incertezza: avrebbe potuto violare il confine di un amore che si stava consumando. Poi aveva aperto: qualcosa gli diceva che non era così. E quando scivolò finendo a terra, a guardarsi le mani, ebbe la conferma che un limite era stato infranto.
La vampira lo stava guardando incredula, come si guarda una zavorra che azzoppa. Ma era anche vero che la situazione le era sfuggita di mano e non era riuscita ad arrivare in tempo. Entrarono gli addetti alla security. Dovette mostrare a malincuore il distintivo e pregarli di sgombrare subito il campo. Quelli Accompagnarono fuori le donne in stato di shock. La vampira iniziò ad aggirarsi, cercando di raccapezzarsi e cogliere qualche indizio. L’assassino pareva essersi dissolto nel nulla. Ma non c’era nemmeno la certezza che quella fosse Pilares, il loro contatto: troppo sfigurata in volto per riconoscerla a vista. Lui aveva assicurato che di lì non era uscito nessuno. Arrivarono, intanto, altri uomini, ma loro erano già svaniti, confondendosi tra la gente che seguitava a ballare. Non visti, nè riconosciuti, assistettero al passaggio dei poliziotti della omicidi e della scientifica. Lui accennò che aveva bisogno di star solo. Tutto quel sangue gli aveva smosso dentro delle sensazioni indescrivibili: gli pareva di avere un olfatto particolarmente indicato per riconoscere la morte, per odorarne il profumo, era come se l’avesse senpre al suo fianco. La vampira lo lasciò andare, fermandosi a parlare con l’uomo che li aveva accolti all’inizio della serata, e che pareva in grande amicizia con lei.
Quando fu all’aperto, notò che l’orizzonte iniziava appena a schiarirsi. Si accese una sigaretta e rimase a fissare la gente che, ignara, si allontanava schiamazzando. Qualcosa attirò, ad un tratto, la sua attenzione: una macchina, a luci spente, veniva a tutta velocità verso di lui.  Ebbe appena il tempo di gettarsi di lato, che la ruota della macchina passò sulla cicca, provocando un levarsi di scintille. Si alzò di scatto. La vettura curvò per uscire dal parcheggio. Cercò di tagliarle la strada scavalcando i veicoli in sosta. Riuscì a saltare sul cofano del pirata. Incrociò per un attimo lo sguardo di questi. In preda allo stupore, si ritrovò sbalzato a terra. La macchina sfondò la sbarra del parcheggio, perdendosi lontana, Accanto a lui si fermò un’altra automobile. Salì a bordo, ritrovandosi a fianco della vampira: “Stavolta arrivi puntuale…”ebbe appena il tempo di dire. E partirono all’inseguimento dell’assassino.
La vampira gli chiese se avesse riconosciuto chi c’era alla guida. Lui rispose che sì, che quello era il sergente Mendoza, quello della omicidi. La corsa durò per il rimanente della notte. Finirono per vagare in un posto desolato, quasi temendo di aver perso il fuggitivo. Era la periferia di Ciudad Juarez: catapecchie a perdita d’occhio attorno alla discarica: la città che non esisteva. Proprio vicino ad un tugurio, scoprirono la macchina del pirata. La vampira bloccò subito, spegnendo il motore. Erano non molto lontani. E tutto pareva dormire ancora. Estratta la pistola, la donna iniziò ad avvicinarsi al veicolo con circospezione. Non fece che un paio di metri, che lui le saltò addosso, atterrandola. Rotolarono nella polvere. Lui le stava dicendo che era una trappola, quando avvenne lo scoppio assordante: il mezzo e la baracca volarono in mille pezzi, lasciandoli intontiti a fissare i rottami fiammeggianti che contornavano il cratere. Già, era proprio una bella trappola,aveva pensato lei.E chi,se non uno della polizia,poteva sapere della sua missione?
12)
L’esplosione aveva lasciato in aria un lezzo insopportabile.Era come se avesse scoperchiato delle tombe e la puzza inconfondibile aleggiava facendolo impazzire: stava scavando con le mani che pareva un cane che dissotterri l’osso. Sbuffava frenetico, impaziente. La vampira era seduta, ora bianca di polvere, per terra e con l’aria meditabonda. Ma lui non le prestava attenzione, E spostava sassi, cavando terra. Alla fine, un urlo proruppe dalla gola. La vampira si alzò, barcollando, gli venne accanto: una mano spuntava dal suolo smosso, con dita scarnificate. Terminarono di disseppellire il cadavere. Pareva una giovane donna, da quel poco che ne restava.
Non passò molto che la zona si riempì di gente in divisa che scavava per ogni dove. Era davvero un cimitero quel luogo. Non c’era che far la conta dei corpi in avanzato stato di decomposizione. Disse alla vampira che ne aveva abbastanza per quel giorno. Si avviò per uscire da quel dedalo di buche. Camminò per stradine del barrio che si snodavano disordinate. Intorno cresceva l’animazione: una massa di miserabili andava al lavoro, alla discarica, come se niente fosse successo. Armati di ceste e sporte, quasi correvano ad attendere gli arrivi del primo mattino: bimbi, vecchi e qualche donna sfibrata dalle privazioni. Il vento spingeva il lezzo della montagna di rifiuti ancora invisibile. Quelle mani afferravano alla gola, strozzando ogni pensiero. Presto si ritrovò alla vista della discarica. Benvenuto nel regno delle mosche si sentì dire: vermi mostruosi, nel ronzare assordante, venivano verso di lui da ogni dove. Uomini ed avvoltoi si disputavano le primizie. Un cane gli ringhiò contro, stava apparecchiandosi a far colazione, srotolando con i denti e le zampe un fagotto. Gli stava ringhiando che sarebbe stato il prossimo. Con un calcione lo allontanò. Prese un bastone da terra e provò ad allargare i lembi del telo intriso di sangue: una testa comparve oscena, quasi irriconoscibile, era quella del sergente Mendoza. Nessuna pietà per chì sbagliava, da quelle parti: punizione istantanea. Una nebbiolina piangente gocce appiccicose e sanguigne, iniziò a sprigionarsi dai cumuli di rifiuti. Con volute mutanti, improvvisò una processione di anime che seguivano una orchestrina di mariachis. La nebbia si faceva folla, calca, ressa che, senza volto, gli si faceva di presso. Lui, disorientato, si aggirava tra le ombre. Queste cantavano canzoni dolenti, di amori traditi e vite miserabili, spezzate per pochi pesos. Finalmente un volto gli risultò familiare. Aveva la stessa espressione della ragazza della discoteca, quando la morte l’aveva avvicinata. Una forma umana di fumo turbinante, si avvicinò a loro. Con una tromba di foschia per le mani, soffiò note strazianti con labbra di calliggine. Puzzo di morte si dilatava nell’aria: familiare, tanto da non abbandonarlo mai, ovunque andasse. Poi pipistrelli, serpi e cucarrachas enormi, schizzarono fuori dalla condensa, dal fiato della montagna: le braccia del suonatore si fecero anaconda che, fendendo l’aria, cercarono di avvolgerlo e stritolarlo. Trasalì,ritraendosi pronto. Dei bimbi, di sicuro sniffatori di colla, lo stavano strattonando. Uno lo teneva sotto tiro di un revolver. Volevano tutto o la sua vita. Con un gesto istintivo, disarmò il piccolo con un ceffone che lo fece volar via lasciandogli nella sua mano l’arma. Gli altri cercarono di atterrarlo, saltandogli addosso. Dall’arma partì un colpo. Lo sparo andò a colpire quello che gli si era aggrappato al collo , facendogli saltare un pezzo d’orecchio. Sebbene drogati, si dileguarono. Si ricompose, raccolse alla meglio il fardello, e tornò verso lo spiazzo, ove era avvenuto l’agguato.
segue…
23 Gennaio 2012 woodenship

17 pensieri su “Un oscuro viaggiare(11-12)”

    1. Eh sì, mia dolce Silvia… E’ che ogni tanto mi piace fiondarmi nella prosa, come un rissoso amante della pugna verace, che ci posso fare?… Un abbraccio d’immenso e grazie infinite…..

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  1. Mi sto copiando e incollando tutte le puntate, altrimenti mi perdo nella lettura. Però a me piace molto la tua prosa, te l’ho già detto e mi ripeto. Sarò la prima a comprare i tuoi libri quando usciranno. Baci … tanti, tanti! ❤ ❤ ❤

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    1. Ah, non credo che usciranno mai miei libri, mia deliziosa Marianne. Ma è già un altissimo onore avere una amica e lettrice tanto sollecita e generosa da ricostruire questa accozzaglia di post che alle volte mi pare vogliano andare ognuno per parte sua,proprio come i miei neuroni… Ti abbraccio fortissimo e ti ringrazio con un bacio di luna novella per l’attenta ed affettuosa lettura……….Una magica e fresca serata…….

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  2. La discarica è una gran bella ambientazione! La folla nelle sue abitudinarie faccende di miseria e fatica è uno spettacolo. Mi ci sono immerso dentro. Ci sarei rimasto anche un po’ di più per prendere nota di qualche viso, di qualche altra storia…

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    1. Le discariche di molte metropoli sono qualcosa di terribilmente suggestivo: danno perfettamente l’idea di quale abisso si possa arrivare a scendere nella lotta per la sopravvivenza…
      Grazie infinite per la costanza con cui riesci a portare avanti la lettura ed un più che caro saluto…

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