Il Cammelliere(lei non sa chi sono io)

“Lei non sa chi sono io!…”L’aveva detto così, in modo piatto, quasi senza pensarci. Troppo impulsivo, per non doversene pentire subito dopo. Arrestandosi a riflettere. L’uomo lo fissava tra l’incredulo ed il perplesso. Se ne stava in piedi da ore, accanto al fuocherello stento del bivacco. Era vecchissimo quell’uomo dalla pelle incartapecorita e l’aria fanatica. La barba fluente e bianca, bianchissima, un candore spiazzante. Ciò non toglieva che lo trovava molesto, con quella pretesa di accamparsi pure lui in quel posto, uno spiazzo non troppo largo in cima alla montagna. Questionava instancabile, con tono giaculatorio. Più lui si agitava imbarazzato, più l’altro proseguiva imperterrito. Asseriva di avere avuto l’ordine di farsi trovare lì, che gliene sarebbero derivate opere di bene. E che, quindi, toccava a lui, cammelliere, di lasciare quel luogo.

Si era guardato le unghia ben curate, colui che era stato appena definito cammelliere. Era la prima volta che gli succedeva. E la cosa non gli risultava antipatica: sì, il cammello era stata un’ottima idea. Guardò l’animale poco distante: placido, con l’aria beata che rimuginava. Si disse che gli stava bene di essere appellato così.
Lui, cammelliere, aveva girato per giorni e notti, accendendo stelle nel firmamento, plasmando galassie, come solo un artista in possesso dei beni più preziosi. Si era arrampicato sulle vette più alte, spargendo colori per vallate. Le terre aveva arato con fiumi dalle poesie e musiche cristalline, o torbide e pigre, irruenti e veloci a volte. Così aveva disseminato le pianure, con la vita dei versi dal moto ondoso delle messi in primavera. I mari, gli oceani, aveva reso ribollenti e pulsanti, allargandoli per ogni dove. I deserti aveva scolpito, le isole intagliato, le coste frastagliando con estro e sentimento. Adesso avrebbe meritato il giusto riposo, per godere del frutto del suo sudore in pace. Ma quel villico sembrava di diverso parere. Si ritrovò ad imprecare tra se e se.
Certo che, venirsene fuori con quella frase, in quella situazione, non era stata una prova di grande genialità. Avrebbe potuto addurre cento altri motivi: che quel sito gli spettava per diritto divino; oppure per grazia ricevuta; magari per meriti acquisiti; o perchè era lui il più bello, il più giovane, il più intelligente, il più forte, il più coraggioso… Invece:”Lei non sa chi sono io…”Si era lasciato sfuggire quella frase così infelice e orribile, rimasticata e abusata: una imperdonabile caduta di stile. Doveva trovare il modo di recuperare contegno e tono.
Intanto il tizio aveva aggrottato le sopracciglia. Un’espressione che non lasciava presagire nulla di buono, lo stava considerando individuo degno di biasimo. Ad un tratto ebbe l’illuminazione: l’uomo aspettava un dio? Bene,sarebbe stato accontentato. Rovistò tra le sacche accanto al suo giaciglio. Ne trasse due tavolette, di quelle su cui amava anticipare ciò che avrebbe messo in movimento e in vita. Prese uno stiletto dove gli riuscì di trovarlo, scomodando pure il cammello che, fino a quel momento, aveva assistito a tutta la storia senza scomporsi più di tanto, seguitando a lavorar di mandibole. Abbozzò qualcosa rapidamente. L’uomo si mostrava preoccupato, stupito, gli sfuggiva il motivo di quell’improvviso fervore. Alla fine, il cammelliere terminò, porgendogli il prodotto del suo intelletto, dicendogli:
-Eccoti dieci buoni motivi per sgombrare i campo.
-E a quelli di giù che gli dico?
-Non è un problema mio.
-Loro mi considerano il capo.
-Pessima scelta.
-Sono qua perchè avevo promesso loro che, se mi avessero ubbidito, avrei intercesso per farci avere un regno…- Concluse grattandosi la barba pensoso.
Lui, cammelliere, o come diamine si volesse definirlo, non ci entrava, non voleva nemmeno averci a che fare con quelle beghe di bassa lega. Non era sua competenza: tutto apparteneva a tutti. Bastava solo rispettare l’ordine di arrivo, il proprio turno se era il caso. Lui stesso non si sarebbe fermato in eterno in quello spiazzo, su quella cengia, in cima alla montagna. I regni durano lo spazio di un colpo di tosse, cosa farsene di una bronchite?
-Pensaci tu, esplose, in fondo, io non ti ho cercato. Tu mi hai trovato. Ma è responsabilità tua non intendere la lettera. Ed ora lasciami riposare in santa pace, mi hai già dato abbastanza fastidi.
L’uomo, curvando ancor più la schiena, come a raccogliere le parole da terra, per lanciarle come sassi: -Ma chi ti credi di essere, Dio?-
-Ma quale dio! Sono solo un artista.
-Non sia offensivo,cammelliere, siamo tutti povere creature.
-Ostili, presuntuose e ottuse. E non capisco ancora dove sta l’errore.
-Se tanto mi da tanto, e voi siete davvero il creatore, dovreste avere una certa responsabilità nei nostri confronti.
-Non ho alcun obbligo morale, se non quello di dare le migliori possibilità ad ognuno, giusto per arrivare a sera.
-Io ho un dovere verso il mio popolo!
-Narcisismo, ipocrisia ed ambizione.
-Giudicate?
-E’ quel che vedo: maneggioni  e intriganti. Io invece non devo nulla a nessuno: sono perchè sono. Voi ci siete perchè è così che deve essere nell’ordine delle cose. Bisogna che vi rassegniate: esaurita la vostra funzione, tornerete polvere nella polvere nello spazio… Comunque, adesso ha le tavole, non lasci trascorrere dieci respiri di vita ancora, prima di andarsene. Potrebbe non avercene altri ancora .
Più malmostoso che mai, l’uomo volse le spalle al bivacco, allontanandosi.

E per sempre, si augurò il cammelliere sdegnato.
Il vecchio camminava, stringendo quasi rabbioso le tavolette. Aveva il cuore pesante: rischiava di perdere rispetto, di essere deriso e di non avere più seguito. Doveva rigirare la frittata. Una volta lontano e al sicuro da sguardi indiscreti, si fermò. Sedette su di una pietra. Lesse e rilesse attentamente il contenuto degli scritti: era un decalogo. Un piano gli si andò formando in testa. Estrasse uno stiletto dalla saccoccia che portava a tracolla, dandosi a correggere qua e la.
Sì, quelle tavole, sapendole ben giocare, valevano tanto oro, molto più oro di quanto pesassero. Fischiettando euforico, quasi sfarfallando,ridiscese a precipizio la montagna. Dentro di sè continuava a ripetere che si era addormentato. Nel sonno aveva scritto sotto dettatura quelle leggi: una voce possente, severa e divina, gli aveva
proposto il decalogo come forma di alleanza(questa parola doveva risultare ben chiara, non voleva che si sminuisse il potere di lui). Con tono imperioso ed ultimativo, gli aveva detto che sarebbe stato terribile, con chi si fosse posto, una volta accettato, oltre le sue leggi. Ogni tanto si interrompeva nella sua elucubrazione, per canticchiare soddisfatto: lei non sa chi sono io, lei non sa chi sono io!…

14 pensieri su “Il Cammelliere(lei non sa chi sono io)”

  1. Una fine caro messere che dimostra ancora una volta quanto l’uomo pensi solo al suo tornaconto . Rimestare le cose per trarne vantaggio. E’ avvilente mio caro tutto ciò. Comunque avete scritto un ottimo racconto, che sia per la scrittura che per il contenuto ottiene i miei più sinceri complimenti. Già dalle prime battute ci si rende conto di trovarsi davanti un messere arguto e intelligente. Bravo amico carissimo. Che la sera sia per voi magica regalandovi momenti sereni mentre le stelle la illuminino tutta. . Un tenero bacio soffiato dal palmo della mano…Monna Isabella

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    1. E’un vizio molto umano, questa visione utulitaristica, nobile monna Isa, io ho solo preso spunto da ciò per provare a narrare qualcosa che potesse risultare un po’spiritoso.
      E sono davvero felice che voi ne abbiate colto lo spirito ed allo stesso tempo lo abbiate apprezzato in modo così lusinghiero.
      A voi un profondo inchino, con una carezza dal tiepido sole di questi giorni e l’augurio per un fine settimana ricco d’incanti e suggestioni della stagione……

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      1. Mio caro siete riuscito nell’intento egregiamente. Mi sono deliziata nella lettura che ho condiviso anche in casa. Tutti nel concordare sulla vostra bravura. Che anche voi mio dolce messere possiate godere di un dolce fine settimana .Che i colori novembrini rendano il vostro weekend piacevole e il mio tenero bacio accompagnato da altrettanta carezza, siano a voi graditi. Monna Isabella

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      2. Ah quale onore essere stato oggetto di discussione in casa vs con i vs nobili congiunti! Ne sono davvero deliziato: grazie di cuore con l’auspicio affinchè questa serata possa esservi dolce di caldarroste scoppiettanti e lietamente ebbra di vinello nuovo…….

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  2. Bellissima questa versione biblica sulla nascita dei dieci comandamenti!
    Le intuizioni-guida avvengono sempre su ispirazione divina, perché danno la pace interiore che altro non è che la vittoria della coscienza sui bisogni egoistici. L’uomo ha bisogno di punti fermi morali per riuscire a vivere in pace e anche del conseguente senso di colpa!
    Però non in tutte le religioni, i punti fermi sono ispirati al bene e al rispetto altrui.
    *
    1-Non avrai altro Dio all’infuori di me.
    2-Non nominare il nome di Dio invano.
    3-Ricordati di santificare le feste.
    4-Onora il padre e la madre.
    5-Non uccidere.
    6-Non commettere adulterio (o atti impuri).
    7-Non rubare.
    8-Non dire falsa testimonianza
    9-Non desiderare la donna d’altri.
    10-Non desiderare la roba d’altri.
    *
    Se tutti osservassero queste indicazioni, vivremmo un assaggio di paradiso…buona Domenica Silviatico!

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